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Tumore al seno: quando ritorna, il farmaco c’è

Sanihelp.it – Un ampio studio condotto su donne in post-menopausa con carcinoma mammario precoce conferma che il farmaco anastrozolo può consentire a un numero sempre più grande di pazienti di vivere più a lungo libere dalla malattia. 
Per la prima volta è emerso che anastrozolo è l'unico trattamento di questo tipo che mostra un'efficacia sempre maggiore rispetto al tamoxifene (finora il trattamento standard per le donne con malattia ormonosensibile) nella prevenzione delle recidive. Considerato che le recidive sono associate a un tasso di mortalità decisamente superiore, la loro prevenzione è determinante per aumentare la sopravvivenza.


I risultati presentati recentemente al SABCS, il simposio annuale sul tumore al seno di San Antonio (USA), mostrano inoltre che, anche a distanza di quattro anni dal termine della terapia, l'effetto protettivo di anastrozolo nella riduzione del rischio di recidiva del carcinoma mammario precoce ormonosensibile continua a crescere. Le donne incluse nel trial sottoposte a terapia con anastrozolo hanno mostrato una riduzione complessiva del rischio di ricaduta pari al 24% rispetto a quelle trattate con tamoxifene. 

Secondo un recente sondaggio su scala mondiale, oltre il 70% dei medici ritiene che comunicare a una paziente che il tumore al seno è ricomparso sia peggio che formulare una diagnosi di carcinoma mammario precoce. Una recidiva, nella stessa mammella, in quella opposta o in un sito distante, aumenta la probabilità che il cancro sia incurabile e il rischio di esito negativo per la paziente. 

Il cancro al seno colpisce attualmente 1,1 milioni di donne ogni anno in tutto il mondo e il carcinoma mammario precoce ormonosensibile rappresenta il 75% dei casi nelle donne in post-menopausa.

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