Sanihelp.it – Un netto 95,6% delle donne italiane dichiara di conoscere e di vivere lo stress da lavoro nel proprio ambiente professionale. Un dato importante, emerso dalla Prima inchiesta sullo stress da lavoro nel mondo femminile, promossa da Assidai in collaborazione con SDA Bocconi. La ricerca ha coinvolto 400 donne manager, dirigenti, professioniste e consulenti appartenenti a imprese industriali e a società di servizi.
La ricerca nasce per volontà della professoressa Beatrice Bauer di SDA Bocconi che ha voluto approfondire alcuni indicatori che segnalavano come lo stress da lavoro avesse maggiore impatto sulle donne con una vita lavorativa intensa.
Dall'inchiesta è emerso che le principali fonti di stress quotidiano sono la difficoltà a far conciliare l’impegno professionale con la vita familiare (per il 50%) e l’eccessivo carico di lavoro (per il 42%). A questi fattori si sommano poi problemi legati all’organizzazione interna e allo scarso dialogo con i vertici aziendali. La mancanza di obiettivi definiti, l’incertezza nella definizione dei ruoli e nelle istruzioni ricevute oltre che a un percorso di carriera poco chiaro (38%), fino alla richiesta di incarichi, mansioni e
responsabilità non sempre affini alle proprie competenze e al profilo professionale (19%) generano ansie e stress in alcuni casi superiori e soprattutto costanti.
La
Le donne sono consapevoli dell'impatto dello stress sulla salute personale (93%) e come ancora le organizzazioni persistano
nel sottovalutare il problema: solo il 23,1% delle intervistate dichiara che la sua azienda adotta misure sufficienti per tutelare lo stress dei dipendenti (anche se oltre i 2/3 vorrebbero facesse di più).
Ecco allora le proposte delle donne alle aziende per per equilibrare la vita personale con quella lavorativa attraverso un insieme di indicazioni orientate ad affinare alcune dinamiche di tipo organizzativo e di gestione delle risorse umane. Secondo le donne-manager le aziende dovrebbero porre iniziative volte a migliorare:
1. L’organizzazione lavorativa attraverso una più bilanciata distribuzione e gestione del lavoro, inserire orari flessibili (part-time ma non solo) e introdurre anche il telelavoro su alcuni giorni della settimana (26%).
2. La disponibilità al dialogo con il management e l’opportunità di presentare i problemi individuali, o situazioni percepite dalle donne come delicate nel rapporto con l’azienda, come la maternità (18%).
3. La gestione delle risorse, attraverso una maggiore chiarezza nel percorso di carriera connaturato anche a un sistema di riconoscimento del lavoro svolto e dei ruoli/mansioni. Le donne manager si mostrano molto favorevoli anche progetti di formazione utili a elevare le competenze anche in relazione alle richieste del mercato e dell’azienda stessa (18%).
4. L’attenzione alle tematiche della salute, mettendo a disposizione forme di controllo e prevenzione, piani sanitari ad hoc e spazi per effettuare esercizio fisico vicino al luogo di lavoro (centro fitness). Rientra in questo contesto anche la qualità dell’ambiente di lavoro (16%). In questo ambito le intervistate hanno dato maggiori indicazioni proprio nell’ottica della prevenzione con check-up periodici, visite specialistiche e programmi di benessere senza trascurare i servizi per l’infanzia.
Oltre il 50% delle intervistate dichiara di sentirsi sopraffatta dalla situazione e a seconda delle caratteristiche individuali emergono sintomi di tipo fisiologico, psicologico e comportamentale che, è stato dimostrato, non rimangono confinati all’ambiente di lavoro
ma si estendono alla vita privata e familiare: il 31,8% trascura le relazioni con le persone care e il 14,5% rifugge dai rapporti sociali al di fuori dell’orario di lavoro.
Circa la metà (il 48%) delle donne intervistate non riesce a rilassarsi neanche dopo il lavoro e il 44,3% subisce disturbi del sonno. Affiora anche per il 29,1% l’apatia nel fare esercizio fisico e il ricorso a un’alimentazione sbilanciata (35,7%) o all’alcol (14,5%). Il 42,7% si dichiara ormai rassegnato a conviverci e a gestirlo senza il bisogno di un aiuto esterno.
Le categorie professionali che risultano maggiormente esposte allo stress da lavoro sono i dipendenti, i manager e i consulenti, con un picco nella fascia d’età tra i 35 e i 45 anni e tra i 45 e 55 anni.