Sanihelp.it – Dwight Heron dell'Università di Pittsburgh, in occasione del congresso dell’ Associazione Italiana di Radioterapia Oncologica, ha affermato che l’evoluzione tecnologica consente di raggiungere con le radiazioni quei punti dove il bisturi non arriva, consentendo di trattare anche i tumori più difficili.
Le nuove tecniche di imaging permettono di delimitare con precisione la zona da irradiare, i moderni lettini e gli acceleratori di ultima generazione consentono di direzionare le radiazioni nel modo migliore: «Si tratta di una chirurgia senza sangue che può entrare in gioco nei casi in cui il chirurgo non può operare, ad esempio quando il tumore si trova vicino ad aree delicate come il midollo spinale, o ha già danneggiato molto l'organo che ha colpito».
Grazie alla cosiddetta radiochirurgia si possono trattare i glioblastomi, un tipo di tumori cerebrali, le neoplasie di testa e collo e i tumori dei polmoni e del pancreas, che possono essere trattati senza l’asportazione di parti dell'organo e senza danneggiare i tessuti sani.