Sanihelp.it – Negli ultimi decenni la Ricerca ha focalizzato la propria attenzione su una classe particolare di non nutrienti in grado di neutralizzare i radicali liberi e proteggere l'organismo dalla loro azione negativa: stiamo parlando degli antiossidanti. Queste sostanze fungono da spazzini degli scarti che le cellule producono 24 ore al giorno durante la propria attività di costruzione e riparazione di muscoli, ossa, pelle e di tutti gli altri organi e apparati che costituiscono il nostro corpo.
Tali scarti vanno obbligatoriamente eliminati perché nocivi per la salute, dicono gli esperti. I radicali liberi infatti non solo sono in grado di intaccare le strutture cellulari più semplici, ma posso intervenire in maniera negativa anche su quelle più complesse, come per esempio il DNA. Essi pregiudicano lo stato di benessere generale dell'intero organismo: a risentirne in primo luogo sono come già detto le cellule, ma anche il sistema immunitario viene colpito. Di conseguenza si sviluppa un rischio più alto nell’insorgenza di diverse malattie croniche quali il diabete, le patologie cardiovascolari, l’ipertensione, fino ad arrivare ai tumori. E ancora, studi recenti confermano che molte delle malattie più comuni sono associate ad una carenza di nutrienti antiossidanti.
La Scienza suddivide queste speciali sostanze in due categorie: gli antiossidanti endogeni (sintetizzati autonomamente) e quelli esogeni (presenti negli alimenti).
«Gli antiossidanti sono in grado di fermare le reazioni a catena innescate dal processo di ossidazione. Presenti in maggiore quantità in alimenti di origine vegetale, (cereali, frutta e verdura), ma anche in carne, uova, latte e formaggi, questi composti sono in grado di agire anche se presenti in piccole quantità e molti di essi presentano anche il non trascurabile vantaggio di resistere alla cottura o ad altri trattamenti tecnologici» spiega la dottoressa Emanuela Russo, dietista presso la clinica Sant’Ambrogio di Milano.
Un’alimentazione varia e bilanciata sembrerebbe dunque il miglior modo per introdurre nell’organismo la sufficiente dose di antiossidanti. Ma non sempre è così: «Il contenuto in antiossidanti degli alimenti può essere influenzato da diversi fattori, come le condizioni climatiche e colturali in cui crescono i cibi di origine vegetale, le condizioni di stoccaggio e anche i processi tecnologici di conservazione. Per questo motivo in alcuni casi può risultare utile fare uso degli integratori: pensiamo al resveratrolo (presente nell’uva e nel vino rosso), oppure alle delfinidine del maqui (il mirtillo che cresce nel sud del Cile)» conclude la dottoressa.
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