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L’ictus? Una questione di tempo e di numeri

Sanihelp.it – L’ictus è una questione di tempo. E di numeri. È questa l’estrema sintesi di un lavoro complessivo da parte di oltre 30 specialisti che hanno redatto, nell’arco di due anni di lavoro e basandosi sulla quotidiana esperienza a contatto con persone colpite da ictus, un manuale unico nel suo genere, a livello internazionale.


Si tratta del Quarto rapporto sull’ictus che l’Irccs Istituto Auxologico Italiano ha dedicato a un tema cruciale: cosa fare dopo l’evento acuto, ovvero: integrazione e continuità delle cure. 

Nonostante i progressi nelle cure, l’ictus rimane ai primi posti di mortalità nell’Unione Europea, immediatamente dopo la malattia coronarica, ed è la principale causa di disabilità

La ricerca clinica, tuttavia, ci ha fornito mezzi efficaci per ridurre le conseguenze di un ictus. Questi successi però sono possibili solo grazie all’integrazione e alla continuità delle cure, che vanno dagli interventi immediati nell’unità di cure intensive (Stroke Unit) alla riabilitazione specialistica per correggere e alleviare la disabilità residua, alla prevenzione delle recidive.
 
L’ictus cerebrale costituisce la terza causa di morte dopo le patologie cardiovascolari e neoplastiche e la principale causa di invalidità permanente o disabilità nei Paesi industrializzati.

A oggi in Italia oltre 950.000 persone sono colpite da ictus, di cui ben l’80% di natura ischemica, con circa 200.000 nuovi casi ogni anno e 39.000 ricorrenze. Circa 300.000 persone hanno una disabilità residua che ne riduce significativamente l’autonomia. 

La mortalità nella fase acuta, ovvero a 30 giorni per l’ictus cerebrale, è stata valutata pari al 20% di tutti i casi in Italia, mentre nell’arco del primo anno è stimabile pari al 30%. Un anno dopo un ictus cerebrale, un terzo dei soggetti sopravvissuti presenta un elevato grado di disabilità, sufficiente a determinare totale dipendenza.

Il Rapporto sull’ictus testimonia un radicale cambiamento di paradigma. L’idea dei medici è oggi non soltanto quella che si possa salvare la vita alle persone colpite da ictus, ma si possa preservare il loro cervello, quindi le funzionalità fisiche e cognitive.


Il dato negativo è che l’offerta assistenziale è assai diversa nelle varie Regioni italiane e nelle realtà sanitarie della stessa Regione. Un altro elemento emergente è la necessità di collaborazione e integrazione tra varie figure professionali. 

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