Sanihelp.it – Uno studio pubblicato sulla rivista Osteoporosis International ha descritto per la prima volta al mondo, in donne non diabetiche, la correlazione tra la quantità di C-peptide presente nel sangue e la tendenza all’osteoporosi.
Emerge una correlazione tra i valori nel sangue del C-peptide e un parametro della MOC, che indica il grado di densità dell’osso: si è osservato che più è basso il C-peptide, minore è la densità dell’osso e quindi maggiore potrebbe essere il rischio d’osteoporosi e di frattura.
Questi dati potrebbero spiegare come mai nei malati di diabete di tipo 1, che presentano una carenza di insulina e conseguentemente anche di C-peptide, vi sia un’alta prevalenza di osteoporosi. Al contrario i malati affetti da diabete di tipo 2, che spesso hanno livelli di insulina e di C- peptide alti, presentano un osso più denso, anche se fragile.
La correlazione tra il C-peptide e la densità ossea è stata dimostrata in donne non diabetiche e in menopausa, prive quindi dell’influenza di due importanti condizioni ormonali che avrebbero potuto falsare la correlazione.
Apparentemente privo di funzioni fisiologiche ben definite, il C-peptide è una proteina prodotta nel pancreas dalle stesse cellule beta che generano l’insulina.
Le cellule beta pancreatiche producono, oltre al C-peptide, anche una pro-insulina inerte a esso legata che, una volta immessa nel sangue, si attiva divenendo insulina e assolvendo alla sua funzione principale, che è quella di regolare il livello di glucosio nel sangue.
Questi risultati suggeriscono un potenziale ruolo fisiologico del C-peptide nella regolazione dell’attività dell’osso, che potrebbe essere protettivo se il C-peptide si mantiene nel range di normalità, ma che potrebbe risultare dannoso, qualora il livello fosse basso o alto.
Si scorgono anche delle prospettive preventive e terapeutiche, poiché il C-peptide potrebbe essere utilizzato tra i marcatori di rischio di osteoporosi e potranno essere studiati presidi terapeutici in grado di modularne l’azione sull’osso.