Sanihelp.it – Risale al secondo secolo a.C. l’uso del cavallo in medicina; l’equitazione era consigliata per dormire meglio, per curare l’epilessia e per la riabilitazione in alcuni casi di paralisi. Solo dopo la prima Guerra Mondiale fu però riconosciuta ufficialmente dalla scienza medica.
Il cavallo in questa disciplina, non viene visto come strumento “meccanico” da usare ma al contrario vengono sfruttate le mille doti positive che possiede; prima fra tutte la capacità di legarsi all’uomo a prescindere dal quoziente intellettivo o dalla prestanza fisica.
Il cavallo, simbolo di libertà e potenza, può essere di aiuto a qualunque età, ma è particolarmente utilizzato per i bimbi anche perché rappresenta la “materializzazione” di un mito a cui i bambini si avvicinano quasi esclusivamente attraverso le favole.
Nella pratica riabilitativa si usano distinguere tre interventi che si avvalgono dell’uso dei cavalli: ippoterapia, equitazione adattata e terapia equestre.
Nel trattamento del bambino, qualsiasi approccio terapeutico si adotti, la prima cosa che si cerca è costruire una specie di “simbiosi” con l’animale. Il cavallo viene prima accudito dal bambino che ha il compito di dargli il cibo e successivamente viene cavalcato “passeggiando” insieme a lui. Il movimento tipico del cavallo richiede uno sforzo di coordinazione per il solo fatto di restare in sella e, secondo gli psicologi, il fatto di riuscirvi aiuta il bambino ad acquisire una maggiore stima di se stesso e la consapevolezza del mondo circostante.
Non meno importante è l’aspetto ludico che si è rivelato utile nei bimbi con problemi di comunicazione.
Gli effetti terapeutici di queste tecniche rieducative, che il contatto fisico con il cavallo e il rapporto che si instaura provocano, sono essenzialmente continui stimoli sensoriali tattili, acustici, visivi, olfattivi, propriocettivi e vestibolari.
L’esercizio fisico che si svolge stando a cavallo coinvolge moltissimi muscoli, aumentandone la tonicità e migliorando l’attività cardio-respiratoria. Il movimento tridimensionale del cavallo durante la marcia provoca le caratteristiche ondulazioni che, oltre a rilassare, stimolano la coordinazione dei movimenti, l’equilibrio, l’allineamento capo-tronco-bacino e sollecitano l’elasticità dei dischi intervertebrali del cavaliere.
Una delle poche controindicazioni sono i disturbi a carico della colonna vertebrale in particolare nel tratto lombo-sacrale.
Il contatto con un animale così sensibile, imprevedibile ed in grado di capire la personalità di chi lo “guida” stimola molte altre attività intellettive come la memoria, la concentrazione, la stabilità emotiva e la fermezza di carattere.
Per quali patologie infantili è indicata l’ippoterapia?
Gli esperti non pongono molte limitazioni all’uso di questa tecnica che sembra indicata nelle più disparate malattie: dal trattamento per i bambini autistici, alle psicosi infantili, ai disturbi dell’equilibrio, all’epilessia etc. In particolare, l’andatura del cavallo, che rievoca la cadenza del passo dell’uomo, fornisce un enorme beneficio sia fisico sia psicologico in tutte le forme di paralisi infantili centrali o periferiche.
Sono molti i centri specializzati in queste tecniche riabilitative che vantano numerosi successi terapeutici senza “incidenti” in quanto i bimbi sono sempre assistiti da una equipe specializzata.