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Astrologia: la scienza antica soffocata dalla ragione

Sanihelp.it – Albumasar, vissuto a Bagdad nell’ottavo secolo è una figura di punta dell’astrologia araba. La sua influenza si proietta su tutto il Medioevo Cristiano: è quindi uno dei bersagli preferiti di Savonarola, per il quale la millenaria divinazione tramite gli astri è diabolica e fraudolenta, al contrario della profezia che è un dono divino.


Oggi, solstizio d’inverno del 2000 (data che avrebbe messo in sobbuglio l’antica astrologia), Savonarola e Albumasar si fronteggiano in libreria in 2 volumetti simbolici di una disputa che attraversa tutta la storia delle idee. Nei Segreti astrologici di Albumasar l’allievo Sadan dice che lo stesso Albumasar ha l’ascendente in Vergine, con la Luna in Scorpione opposta e in aspetto con Marte, il che significa epilessia; allora il maestro spiega , in base ad altri rilievi astrali, la sua propensione al bere: «se potessi smettere di bere per un anno, curerei certamente la mia epilessia». Gli astri sono quindi usati con perizia tecnica per una diagnosi medica: e la risposta non è fatalistica, perchè il futuro possibile gli concede la libertà di bere o non bere vino e quindi guarire. L’esempio suggerisce un rilievo importante: rispetto alla divinazione degli aruspici e delle sibille che vaticinavano in base a segni, sacrifici oracoli, l’avvento dell’astrologia è un salto di qualità in senso razionale. La disciplina infatti, non si basa su sogni o superstizione, ma sulla lettura simbolica di precise mappe astronomiche, grafici, figure geometriche, calcoli matematici.

La cultura moderna spiegherà che gli antichi costruirono quel grandioso e complesso edificio su un terreno di sabbia essendo bugiarda la premessa (i moti apparenti dei corpi celesti): sta di fatto però che l’astrologia ha leggi precise e la coerenza di un sistema scientifico, sia pure applicato al cielo zodiacale, che oggi chiameremmo una realtà virtuale. Del resto, le contestazioni del passato si fondano su argomenti teologici più che sulla inattendibilità scientifica. Savonarola chiama in causa i falsi profeti dei Vangeli, anche se il suo profeta-re, ispirato da Dio, agli occhi di un razionalista moderno, non avrebbe più fondamento dei calcoli astrologici.

Gli stessi padri della Chiesa hanno opinioni difformi sugli astri; e Tommaso d’Aquino, dicendo che la volontà umana è superiore all’influsso dei corpi celesti e può quindi dominare le passioni, finisce con l’ammettere tale influsso. Le divergenze attraversano anche il Medioevo ebraico, come prova La lettera sulla’Astrologia di Maimonide, dove il grande filosofo di Cordoba (1138-1204) risponde alle domande sugli astri dei rabbini di Francia. Essi credono che se l’oroscopo prevede una malattia, l’uomo può prendere le misure per scongiurarla (un pò come l’epilessia di Albumasar), mentre non si sfugge ad un oroscopo di morte. Maimonide smonta ogni loro ipotesi argomentando più con l’aiuto della Torah che della filosofia. E anche nell’ambito dei filosofi rinascimentali per un Pico della Mirandola nemico degli astri, c’è un Marsilio Ficino che, negli scritti sull’astrologia, rifiuta fatalismo e determinismo astrologico, ma pensa che le anime celesti, cioè le stelle, influenzino sia i fenomeni naturali sia il comportamento dell’uomo.

La disputa si è trascinata nei secoli. Non è un caso che in questi decenni prima del nuovo millennio siano usciti tanti volumi sull’astrologia. In Stelle su misura W. Adorno, padre della scuola di Francoforte, vede nell’oroscopo uno strumento del potere per sottomettere i cittadini. Al contrario, Jung pensa che le brevi righe di un pronostico possano far scattare nell’inconscio di chi legge i meccanismi della sincronicità, della coincidenza che illumina un momento della vita. Ma la ragione di fondo dell’eterna querelle astrologica si può trovare, forse, nelle parole di Eugenio Garin, il nostro maggiore studioso del Rinascimento:
l’astrologia non è sopravvissuta solo a Copernico e a Keplero (che vi credeva, ma a Galileo, a Newton, perfino a Einstein . Ed è sopravvissuta perchè, prima ancora di essere una superstiziosa fede nelle stelle e una tecnica sbagliata e assurda, si lega a una possibile concezione della realtà. «Non c’è cosa che accada in un luogo qualsiasi del mondo che non influenzi in qualche maniera tutte le cose esistenti». Chi parla così non è un mago nè un astrologo, è Leibniz.

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