Sanihelp.it – Ennesimo, durissimo, contraccolpo per il mondo delle medicine non convenzionali, dopo la pubblicazione dell’ editoriale shock di The Lancet (26 agosto 2005), che paragona l’efficacia dei trattamenti omeopatici a quella di semplici placebo: tra qualche anno potrebbe entrare in vigore in Italia un decreto legge che limita drasticamente la produzione di prodotti omeopatici.
Si tratta di un decreto di recepimento della direttiva europea 2001/83, che elenca le norme a cui ogni Stato deve sottoporre l’uso, il consumo, la produzione e la sperimentazione dei farmaci. In particolare, il decreto impone ai medicinali omeopatici, per poter essere commercializzati, di essere sottoposti alle stesse sperimentazione dei farmaci allopatici. Impossibile, affermano da sempre gli addetti ai lavori delle medicine naturali, vista la diversa natura dei medicinali tradizionali e di quelli omeopatici.
Ciò significa che se il decreto non subirà modifiche, quando le norme entreranno in vigore (31 dicembre 2008), il 60% dei farmaci omeopatici in Italia finirà fuori legge. Il decreto infatti prevede che si potranno vendere liberamente solo farmaci ad alta diluizione, mentre le sostanze dove il principio attivo è concentrato dovranno avere le stesse caratteristiche di sperimentazione, foglietto illustrativo e indicazione terapeutica delle medicine tradizionali.
Ma federazioni, associazioni, produttori e farmacisti omeopatici non ci stanno: tale direttiva avrebbe un impatto disastroso sul mercato dei prodotti omeopatici. Che risulta poi, attualmente, un mercato decisamente florido e in continua espansione: attualmente le vendite mondiali di tali medicinali rappresenta lo 0,3 % del mercato mondiale del farmaco, con un fatturato di circa 1,5 miliardi di euro. In Europa la percentuale di vendite sfiora il 70%.
Per salvaguardare un mercato che in Italia vale 300 milioni di euro, i produttori fanno una richiesta precisa: chiedono al Ministro Storace di recepire la direttiva europea nella sua stesura originale, che consente procedure ad hoc per l’omeopatia, sulla falsariga di molti altri paesi europei.
Se questo non dovesse succedere, e quindi il decreto fosse approvato al Ministero della Sanità e dal Parlamento senza modifiche, i 9 milioni di italiani che attualmente ricorrono ai rimedi omeopatici dovranno fare meno di più della metà dei loro medicinali, che verranno considerati, di fatto, illegali.