Sanihelp.it – «Ho sempre usato gli stessi assorbenti, ma ultimamente mi provocano pruriti e arrossamenti».
Questa situazione, riportata da alcune lettrici, non è infrequente: è possibile, anche in età adulta e dopo anni di utilizzo, sviluppare reazioni avverse agli assorbenti.
Spesso questo avviene con il caldo, quando aumenta la sudorazione, o in periodi di maggiore stress, quando si riducono le difese immunitarie dell’organismo e della pelle.
A causare bruciori, pruriti e arrossamenti, in questi casi, è la combinazione tra il contatto prolungato dell’assorbente con la pelle, e fattori esterni quali sudore, sfregamento e stress.
Se trascurate, queste situazioni possono evolvere in vaginiti e dermatiti da contatto. Ai primi sintomi, quindi, è bene rivolgersi al dermatologo o al ginecologo, per curare la patologia e decidere insieme quale strategia preventiva seguire, a cominciare dalle norme di igiene intima.
Diverso, invece, è il discorso delle allergie a materiali come rayon e cellulosa, di cui sono costituiti la stragrande maggioranza degli assorbenti interni ed esterni.
In questo caso, generalmente l’allergia si manifesta fin dai primi utilizzi, ma è bene richiedere la diagnosi di un allergologo anche in caso di pruriti e bruciori improvvisi e difficili da sconfiggere.
L’unica soluzione, se il problema è un’allergia ai materiali, è quella di ricorrere ad assorbenti specifici, naturali e ipoallergenici, in vendita in farmacia e oggi anche in molti supermercati.
Un caso a parte, invece, è rappresentato dalla sindrome da shock tossico o TSS, una malattia tossica estremamente rara ma seria, causata da un batterio che vive comunemente negli esseri umani, appartenente a ceppi dello Staphylococcus aureus.
La TSS si verifica principalmente in donne mestruate che utilizzino tamponi, ma la sua incidenza negli anni si è rapidamente ridotta grazie all'ampia pubblicità sul ruolo svolto dai tamponi e dai diaframmi, e dopo il ritiro di alcune marche di tamponi dal mercato. Stime effettuate recentemente fanno pensare che l'incidenza sia ancora di circa 3 casi su 100000 donne mestruale, e che inoltre ci siano casi in donne che non usano tamponi e in donne nel periodo postoperatorio e post-partum (circa il 15%).
Nonostante la rarità della malattia, va detto che in casi estremi essa può avere esiti gravi e anche fatali. Per questo, è bene rivolgersi al medico qualora si notino, durante le mestruazioni, sintomi quali febbre alta, vomito, diarrea, cefalea, mal di gola, vertigini, svenimenti, dolori muscolari ed eritemi, non giustificati da alcuna malattia in corso.