Sanihelp.it – Ogni anno si verificano in Italia fra i tre e i quattro milioni di incidenti domestici, che come è noto colpiscono prevalentemente gli anziani, con conseguenze rilevanti in termini di disabilità, ricoveri e mortalità.
Tra gli incidenti domestici, le cadute rappresentano la voce più importante, al punto che si calcola che un terzo degli ultrasessantenni ne rimanga vittima, con costi umani, sociali e materiali straordinari. Più colpite, come ci si può immaginare, sono
le persone sole o istituzionalizzate.
Si calcola inoltre che l’incidenza delle cadute nelle case di cura e negli ospedali sia 2-3 volte superiore rispetto a quella delle cadute che avvengono nell’abitazione, e con complicazioni maggiori.
Va sottolineato come la caduta rappresenti un evento temibile per l’anziano non solo per le conseguenze in termini di disabilità, ma anche per le ripercussioni psicologiche: la perdita di sicurezza e la paura di cadere possono accelerare infatti il declino funzionale e indurre depressione o isolamento sociale.
Le cadute degli anziani rappresentano dunque una priorità per la sanità pubblica: solo i costi per ricovero da incidente domestico sfiorano in Italia i 400 milioni di euro.
Secondo i dati raccolti dal Sistema comunitario di sorveglianza degli incidenti domestici e del tempo libero (EHLASS), tra il 1998 e il 2000 in Europa quasi 20 milioni di persone (il 7% dei residenti) sono state vittime di incidenti domestici, con oltre 5 milioni di ricoverati e 56 mila morti. Secondo i dati ISTAT relativi al 1998, si stima che in Italia gli incidenti domestici abbiano interessato 3.480.000 persone.
Mentre negli uomini le lesioni che portano al decesso sono prevalentemente il trauma cranico e la frattura degli arti inferiori, nelle
donne la causa prevalente di morte è rappresentata dalla sola frattura degli arti inferiori. In termini percentuali, le fratture degli arti inferiori costituiscono il 29% delle cause di morte dei maschi e il 68% delle femmine; il trauma cranico costituisce causa di morte nel 29% dei maschi e nel 14% delle femmine.
Per questo motivo il Ministero della salute, in accordo con l’Istituto superiore di sanità, nell’ambito del suo Programma nazionale linee guida, ha posto le condizioni per fare il punto sulle conoscenze scientifiche sull’argomento, in modo da ricavarne una linea guida basata sulle migliori prove disponibili in materia.