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Malattie coronariche: farmaco riduce mortalità da infarto

Sanihelp.it – La pravastatina è associata a una significativa riduzione della mortalità dovuta a malattia coronarica o a infarto del miocardio non fatale. È quanto emerso da uno studio di follow-up durato 10 anni, condotto su 6.595 uomini a cui sono stati somministrati la statina o placebo per il trattamento dell’ipercolesterolemia. I risultati dello studio sono stati pubblicati nel numero di ottobre del New England Journal of Medicine.


La percentuale di decessi per malattia coronarica (CHD, Coronary Heart Disease) unita alla percentuale di infarti del miocardio non fatali è risultata essere dell’11,8% nel gruppo a cui era stata inizialmente assegnata la pravastatina e del 15,5% nel gruppo a cui era stato inizialmente assegnato il placebo: una differenza rilevante. Questo dato si traduce in una riduzione del rischio pari al 27%.
I risultati della ricerca suggeriscono che l’avvio precoce di una terapia con le statine riduce in modo durevole il processo aterosclerotico e convalida i dati provenienti da altri studi secondo i quali le terapie per abbassare il colesterolo riducono l’incidenza della malattia coronarica anche nei pazienti asintomatici.

La raccomandazione a ricorrere a un trattamento precoce è rafforzata ulteriormente dalla mancata evidenza di danni a lungo termine imputabili all’uso di pravastatina. Non è stata rilevata una significativa differenza tra i gruppi per quanto riguarda, per esempio, il numero di casi di tumore. D’altra parte, se si considerano tipi specifici di tumore, i ricercatori hanno riscontrato un rischio significativamente maggiore di cancro alla prostata negli uomini che appartenevano al gruppo della pravastatina, sebbene non vi fossero differenze di spicco rispetto ad altri tipi di tumore.

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