Sanihelp.it – E se OGM fosse più sano? A sostenerlo è uno studio risalente ormai a due anni fa, ma reso noto solo la scorsa settimana all’incontro Liberi con gli OGM, promosso da SAgRi (acronimo per SAlute, AGRicoltura, Ricerca, sostenuto da varie associazioni), tra cui fanno parte alcuni gli scienziati Roberto Defez del CNR di Napoli, Luciano Caglioti, membro del Comitato di Biosicurezza, Elena Cattaneo e Francesco Sala dell’Università di Milano, Pino Macino dell’Università La Sapienza di Roma e Giorgio Cantelli Forti della Società Italiana di Tossicologia.
A scatenare il clamore è stato il dato secondo cui il mais modificato geneticamente avrebbe meno tossine rispetto a quello tradizionale, tesi convalidata dai risultati di uno studio condotto nel 2005 da Tommaso Maggiore, ordinario di Agronomia all’Università di Milano, per conto dell’Inran, l’Istituto per la nutrizione che dipende dal Ministero dell’Agricoltura, che ha messo a confronto due varietà di mais BT (modificati in modo da produrre la tossina Bt del Bacillus thuringensis ad azione insetticida) e due ibridi isogenici convenzionali.
Lo studio aveva tre scopi: valutare l’entità dei danni causati dalla piralide, la presenza del Fusarium, un fungo che produce tossine cancerogene e teratogene, e quantificare la concentrazione delle fumonisine, sostanze dannose per la salute.
Per quanto riguarda le rese, il primo ibrido ha reso 110 quintali per ettaro per la varietà convenzionale e 140 per il transgenico; il secondo 111 contro 150. La produttività del mais BT, quindi, è stata superiore del 40 per cento. Per quanto riguarda le tossine, il mais BT presentava tra gli 48 e i 60 ppb (parti per bilione o microgrammi per chilo) di fumonisina, mentre il mais tradizionale tra i 6.100 e i 6.300: un contenuto di sostanze dannose cento volte superiore. Tra l’altro, è stato fatto notare durante l’incontro, in base alla normativa europea in vigore dal primo ottobre (reg. 1126/2007) circa la metà del mais italiano è fuorilegge perché supera la soglia massima prevista di fumonisine.
«Gli Ogm non sono pericolosi né in teoria né in pratica – ha affermato Edoardo Boncinelli, genetista del San Raffaele di Milano presente all’incontro – il dovere dello scienziato è quello di ricercare, quello dello Stato di far sapere».
Ancora a favore della ricerca sugli Ogm si è schierato Silvio Garattini dell’Istituto Mario Negri di Milano che, in un videomessaggio, ha dichiarato che «la decisione politica e governativa di proibire la ricerca non è soltanto un attentato alla libertà di ricerca, ma è un regalo alle multinazionali che continueranno ad avere il monopolio. La ricerca pubblica sarebbe l’unica garanzia affinché tutti possano beneficiare dei suoi risultati».
Immediata la risposta dell’attuale presidente dell’Inran, Carlo Cannella, il quale ha negato che qualcuno abbia svolto indagini sulle microtossine per conto dell’Istituto. Il suo predecessore, Giovanni Monastra, ha dichiarato però che lo studio è stato effettuato e che ha riscontrato per le fumonisime «valori maggiori nelle farine non GM» (Il Sole 24 Ore, 8 luglio 2007), nonché da una interrogazione parlamentare sulla mancata diffusione dei dati (6 giugno 2007)». La polemica resta ancora decisamente aperta.