Sanihelp.it – Il carcinoma prostatico è il secondo tipo di neoplasia più diffuso tra gli uomini in Italia, secondo solo al tumore al polmone. Vi sono 670.000 nuovi casi all’anno nel mondo e il maggiore fattore di rischio conosciuto è l’età, che aumenta se vi sono familiari affetti dalla malattia.
Proprio in questi giorni è stato presentato a Milano PROGENSA PCA3, il primo test molecolare al mondo eseguibile sulle urine, da utilizzarsi come ausilio nella diagnosi di tumore alla prostata.
Il Prof Montorsi, Ordinario di Urologia all’Università San Raffaele di Milano, ha dichiarato: «La diagnosi di tumore alla prostata può essere difficile. Gli attuali strumenti diagnostici impiegati per questo tipo di cancro, come l’esame del PSA nel sangue, hanno numerosi limiti. Questo esame potrebbe rappresentare una grande svolta per un certo numero di pazienti, in quanto faciliterebbe la decisione del medico sull’opportunità o meno di procedere con un’ulteriore biopsia, intervento che può essere doloroso e causare effetti collaterali indesiderati».
PROGENSA PCA3 dovrebbe quindi colmare alcune lacune mostrate dagli strumenti diagnostici in uso. Il PSA risulta generalmente elevato per motivi non legati alla presenza di un tumore; quindi l’esame del tasso di PSA dà spesso adito a falsi positivi, che possono condurre a sgradevoli e costose biopsie, che alla fine si rivelano inutili.
Il marker genetico PCA3 è presente a livelli elevati solo nei tessuti prostatici cancerosi e ciò lo rende un indicatore tumorale più specifico, riducendo il numero di biopsie non necessarie e aiutando il medico a identificare una possibile strategia.
Il Prof Scarpa, Ordinario di Urologia dell’Università degli Studi di Torino e Direttore della Struttura Complessa a Direzione Universitaria di Urologia dell’AOU San Luigi Gonzaga, aggiunge: «Il problema più serio quando si pone una diagnosi di tumore alla prostata è dato dall’incertezza che avvolge l’aumento dei livelli di PSA. Dati recenti indicano che il punteggio ottenuto con il test PROGENSA PCA3 è in grado di predire meglio il volume del tumore rispetto al resto delle opzioni diagnostiche disponibili. Qualsiasi esame che riduca il rischio di essere sottoposti a una biopsia senza che ce ne sia realmente il bisogno è una buona notizia per i pazienti».