Sanihelp.it – Nel Rinascimento in Veneto, si servivano fra gli altri, un dolce conico ricoperto di sottili foglie di oro zecchino «il pan de oro»: da qui è nato il pandoro, il dolce di Verona.
Il pandoro è il prodotto dolciario da forno, a pasta morbida, ottenuto per fermentazione naturale, di forma a tronco di cono con sezione a stella ottagonale e con superficie esterna non crostosa, una struttura soffice e setosa ad alveolatura minuta e uniforme e con caratteristico aroma di burro e vaniglia.
Deve essere fatto con farina di frumento, zucchero, uova o tuorlo d’uovo, lievito naturale, materia grassa non superiore ad una certa percentuale, aromi di vaniglia o vanillina, sale.
È facoltà del produttore aggiungere anche latte e derivati, malto, burro di cacao, zuccheri, aromi naturali e conservanti. 100 g di pandoro, in media, apportano 414 kcal, 8 gr di proteine, 20 gr di lipidi e 52 gr di glucidi.
Non solo pandoro e panettone: nel 1441 per celebrare le nozze di Francesca Sforza e Filippo Maria Visconti si confezionò il torrone, fatto di uova, miele, nocciole e mandorle.
La notte di Natale un pastorello portò in omaggio a Gesù bambino quello che aveva del pane e qualche mandorla: per la benedizione di San Giuseppe l’offerta si trasformò in pan forte ancor’oggi fatto con zucchero, farina, mandorle, cubetti di arancio, cedro, melone, miele, cannella, spezie, granella di nocciole.
A Napoli, già i greci, diffusero l’uso per Natale, degli struffoli fatti con farina, uova, zucchero, burro e limoncello.