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Tumori all’apparato digerente: arriva l’ecoendoscopia

Sanihelp.it – Si chiama ecoendoscopia la nuova speranza per i pazienti affetti da tumori all’apparato digerente. La combinazione fra ecografia ed endoscopia permette infatti di stabilire con esatezza il livello di stadiazione della neoplasia che, se in fase iniziale, viene immediatamente asportata per via endoscopica, risparmiando così al malato sia un più impegnativo intervento chirurgico, con conseguente asportazione totale, sia il successivo trattamento chemioterapico.


Rispetto alla tradizionale endoscopia, che consentiva di guardare solo dentro il tumore, l’innovativa metodica permette di vedere anche attraverso la neoplasia, visualizzando la parete dell’intestino. In questo modo, si riesce a capire quanto il tumore si estende nelle pareti delle viscere. 
 
Viene incisa col bisturi la superficie dell’organo, dopo aver creato, con una soluzione fisiologica, un cuscinetto sotto il tumore, in modo tale da staccarlo dalla parete muscolare. La neoplasia viene così asportata in un blocco unico, risparmiando l’organo e senza che ci sia bisogno in seguito di sottoporsi a chemioterapia. Un passo avanti notevole se si pensa che, in precedenza, questi pazienti venivano trattati con la chirurgia tradizionale e sottoposti ad asportazione totale del tessuto.

L’ecografia applicata all’endoscopia digestiva prevede due tipi di analisi: mini-sonde di due millimetri di diametro che si possono inserire in qualsiasi ecoendoscopio e consentono di vedere attraverso diversi strati di tessuto, oppure endoscopi ad hoc, già predisposti cioè per effettuare l’ecografia.

L’ecoendoscopia è una metodica diagnostica di secondo livello, mini-invasiva e unica nel suo genere, dotata di una risoluzione altissima per la parete intestinale, superiore a quella di qualsiasi altro strumento esistente.

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