Sanihelp.it – Come morbillo, varicella, pertosse e orecchioni, la rosolia è una malattia comune nei bambini e del tutto innocua. Se contratta in gravidanza, al contrario, può essere molto pericolosa, soprattutto nei primi tre mesi di gestazione, perché può generare aborto spontaneo, morte del bambino o danni alla sua salute come difetti visivi, sordità, malformazioni cardiache e ritardo mentale.
Dopo i primi tre mesi, la placenta esplica un’azione protettiva ed è quindi più raro che si verifichi un’infezione fetale.
La rosolia è una malattia infettiva causata da un virus del genere rubivirus, della famiglia dei Togaviridae. Si manifesta con un’eruzione cutanea simile a quelle del morbillo o della scarlattina, consistente in piccole macchie rosa che compaiono prima dietro le orecchie, poi sulla fronte e su tutto il corpo.
Altri sintomi comprendono: febbre lieve e mal di testa; leggeri gonfiori dei linfonodi alla base della nuca, sul retro del collo e dietro le orecchie; dolori articolari; occhi arrossati e lacrimosi. In genere i disturbi persistono per circa 5-10 giorni. Spesso, però, passano inosservati e la diagnosi (effettuata tramite analisi del sangue) arriva tardi.
La malattia si diffonde tramite le goccioline respiratorie diffuse nell’aria dal malato o il contatto diretto con le secrezioni nasofaringee. Ha una incubazione di 2-3 settimane, è contagiosa nella settimana che precede l’apparizione dell’eruzione sulla pelle e per i 4 giorni successivi.
Una volta contratta, la rosolia rende immuni: è possibile verificare l’immunità con il rubeotest, da eseguire possibilmente prima del concepimento e durante i primi esami prescritti in gravidanza.
Al momento non esiste una terapia specifica, a parte l’uso di paracetamolo per abbassare la febbre. L’arma migliore è la vaccinazione, che ha un’efficacia elevata e garantisce immunità a vita. È consigliata e gratuita per i bambini, le ragazze non immunizzate dopo la pubertà e gli operatori che svolgono mansioni a contatto con bambini e/o con donne in età riproduttiva.