Sanihelp.it – «Mio figlio manifesta un disagio alimentare, come posso intervenire? Devo rivolgermi a uno specialista?». Risponde il dottor Roberto Ausilio, Psicologo e Psicoterapeuta corporeo del Centro Mandala di Orvieto.
È forse poco utile fornire dei consigli che siano validi per tutti, in ogni famiglia, anche perché il mondo dei disturbi alimentari è talmente vasto e variegato che si rischia di dare risposte che possono andare bene per qualcuno ma non per tutti. La specificità dello psicologo è proprio questa: comprendere il contesto, la situazione e le persone che sono coinvolte in quel particolare disagio. In alcuni casi forzare il rapporto dei ragazzi con il cibo può essere utile, in altri completamente deleterio. In generale occorre comprendere che non è tanto importante ciò che si fa, ma il modo in cui lo si fa. Se una mamma è sempre stata remissiva con suo figlio, a causa del suo carattere, dei suoi sensi di colpa e per via della sua storia personale, consigliarle di essere forte, direttiva e autoritaria con il ragazzo non ha alcun senso. La madre, anche sforzandosi di farlo, risulterebbe tutt’altro che autentica e il ragazzo sarebbe confuso da questo comportamento. Ognuno di noi può essere se stesso, cercando di esserlo al meglio. Ciò significa conoscersi a fondo, accettarsi per quello che si è, con i propri limiti.
La coppia genitoriale, ove presente, è di fondamentale importanza: rappresenta uno spazio che se ben coeso e integrato fornisce la base sicura al ragazzo adolescente per sganciarsi emotivamente dalla famiglia di origine e camminare con le proprie gambe. Nel caso il figlio manifesti dei disagi alimentari e comportamentali, la salute della coppia è la prima cosa che un genitore dovrebbe prendere in considerazione. Solo se siamo felici nella nostra vita sentimentale e intima, possiamo essere genitori efficaci e aiutare il ragazzo adolescente nel suo delicato compito evolutivo di diventare in-dividuo, cioè integro e in grado di far fronte alle difficoltà e alle responsabilità della vita.
In altri termini, ciò che il genitore può fare è prendersi cura di se stesso e del proprio benessere, evitando di scaricare sul figlio le proprie frustrazioni. Ciò non vuol dire disinteressarsi ai suoi problemi, ma al contrario aiutarlo a capire i confini tra me e te, tra le mie emozioni e le tue, il mio corpo e il tuo. Il genitore attento e consapevole che si accorge di un disagio, cercherà di indirizzare il proprio figlio verso un bravo psicoterapeuta e a sua volta si farà delle domande rispetto a se stesso, al proprio livello di soddisfazione e piacere, valutando la possibilità di chiedere anch’egli come genitore un sostegno psicologico in questo momento difficile. È facile che i problemi alimentari rappresentino infatti un conflitto che la famiglia vive tra fusione e separazione. Da una parte vogliamo stare insieme, dall’altra sorge l’esigenza di spazi individuali e ciò coincide spesso con il periodo dell’adolescenza e con l’uscita di casa dei figli.
Consiglio ai genitori di rivolgersi a uno psicologo, meglio se anche psicoterapeuta. In particolare funzionano bene la psicologia della salute, la terapia psico-corporea, la bioenergetica, l’approccio sistemico-relazionale e familiare. Il professionista aiuta a comprendere meglio il disagio, ricercarne le cause, evidenziare e valorizzare le risorse individuali e familiari, per innescare una spirale di benessere, piacere e vitalità, in cui il sintomo alimentare si trasformerà in un ricordo del passato.