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Pillola dei 5 giorni: serve il test?

È polemica sul contraccettivo di emergenza

Sanihelp.it – Il 15 giugno 2011 è arrivato dal Consiglio Superiore di Sanità il via libera alla cosiddetta pillola dei cinque giorni, Ellaone, un rimedio contraccettivo d’emergenza che, come dice il nome stesso, si può assumere fin a cinque giorni dopo un rapporto sessuale a rischio di gravidanza.


Il principio attivo contenuto, l’ulipristal acetato, funziona ritardando o bloccando il picco di rilascio dell’ormone LH (che si verifica in seguito all’ovulazione per favorire la rottura del follicolo ovarico e la liberazione dell’ovulo), impedendo l’incontro dell’ovulo con lo spermatozoo.

Si discute ore della necessità di attuare obbligatoriamente, prima della somministrazione, un test ematico generalizzato di gravidanza. Su questo punto quasi 9 ginecologi italiani su 10 – considerando EllaOne un contraccettivo di emergenza compatibile con la legge 194 (e come tale da non considerarsi farmaco abortivo) – si dice contrario alla prescrizione di un test che non può ritenersi obbligatorio per tutte le donne che richiedono la contraccezione d’emergenza, ma solo dove una valutazione clinica lo rendesse necessario.

La restrizione imposta, secondo quanto dichiara il 50% dei ginecologi, non sarebbe comunque in grado di escludere una gravidanza, specie se molto precoce, e di rispondere quindi a tempi compatibili con la tempestività d’uso della contraccezione d’emergenza.

Determinata, sempre secondo i ginecologi, anche la posizione della donna riguardo al test: solo il 15,7% ritiene che lo accetterebbe senza obiezioni, mentre il 32% pensa che le donne potrebbero rinunciare a questa opportunità. Sono questi i principali risultati della prima indagine sul tema, svolta da Datanalysis per conto dell’Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna (O.N.Da) su oltre 300 ginecologi italiani di Asl e ospedali.

Già approvato dall’EMA, l’Autorità Farmacologica Europea, la pillola è oggi già acquistabile in Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Norvegia, Olanda, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Repubblica Slovacca, Romania, Slovenia, Spagna, Svezia, Ungheria e anche negli Stati Uniti dove – contrariamente all’Italia – non sono stati posti limiti all’accesso alla prescrizione.

«Questo farmaco – dichiara Rossella Nappi, ginecologa, endocrinologa e sessuologa all’Università di Pavia – non deve essere considerato come contraccezione di emergenza per donne distratte o superficiali, ma come soluzione per donne che hanno avuto problemi seri o vissuto eventi ad alto rischio. Penso, per esempio, a casi in cui una donna possa sentirsi in diritto di tutelarsi da una gravidanza a rischio o indesiderata, garantendosi una protezione più sicura rispetto alla pillola del giorno dopo e ultimo efficace baluardo prima di ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza».


«La pillola dei cinque giorni dopo – afferma Emilio Arisi, Presidente della SMIC (Società Medico Italiana della Contraccezione) – non va confusa con la pillola abortiva RU486. Da un punto di vista farmacologico, il principio attivo utilizzato appartiene alla categoria degli antiprogestinici, ossia quelle molecole che contrastano l’effetto del progesterone, indispensabile per creare le condizioni adatte alla fecondazione dell’ovulo e all’annidamento. Tuttavia il quantitativo di principio attivo in essa contenuto è talmente ridotto da essere inefficace per un’azione abortiva.

È invece in grado di prevenire una gravidanza indesiderata ritardando l’ovulazione di cinque giorni, con una percentuale di successo del 98%. Può essere prescritta dal ginecologo, come da qualsiasi altro medico che abbia accertato l’assenza di gravidanza in atto».

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