Sanihelp.it – Due medici su tre non intendono modificare il proprio atteggiamento prescrittivo verso gli equivalenti, mentre l’82% ritiene che la nuova norma della spending review rappresenti una limitazione della libertà prescrittiva. Sono alcuni dei risultati dell'indagine realizzata dall’Istituto di Ricerca Medi-Pragma sull'impatto dei tagli del Governo sui farmaci equivalenti.
La maggioranza di medici (83%) e farmacisti (61,3%) mostra scetticismo verso il reale impatto, in termini di riduzione della spesa farmaceutica, della norma contenuta nella spending review. D’altro canto i farmacisti hanno sensibilmente aumentato negli ultimi mesi le operazioni di sostituzione da farmaco di marca a equivalente (+11,3%), ma oltre la metà dei pazienti in farmacia chiede il prodotto di marca.
Per quanto riguarda la popolazione generale, aumenta la conoscenza della norma, ma diminuisce il consenso: otto italiani su dieci conoscono le novità introdotte dalla spending review, ma dopo un’iniziale adesione alle innovazioni introdotte, si riduce sensibilmente il consenso nei confronti dei contenuti relativi alla prescrizione e dispensazione dei farmaci generici.
La maggiore esperienza con i prodotti generici sembra mettere in luce il fatto che i farmaci equivalenti non offrono tutti le stesse prestazioni. «Un farmaco può definirsi bioequivalente rispetto all’originator quando contiene lo stesso tipo e la stessa quantità di principio attivo. Non è invece necessario che ci siano gli stessi eccipienti. La composizione farmaceutica delle formulazioni generiche può quindi essere diversa da quella dei rispettivi prodotti di marca e comportare, per esempio, un diverso assorbimento del farmaco – afferma Francesco Scaglione, Direttore Scuola di Specializzazione di Farmacologia Clinica dell’Università di Milano e Membro del Gruppo di Studio della Società Italiana di Farmacologia sui medicinali equivalenti. – Queste differenze rispetto al prodotto originale potrebbero portare a problemi che possono compromettere la sostituibilità».
Gli over 65 manifestano disagio e resistenza al generico. Il 46% preferisce continuare a utilizzare i farmaci a cui è abituato e il 52% preferisce il prodotto di marca quando avvia una nuova terapia.
«Tra i problemi che si possono mostrare sul piano della sicurezza del paziente è importante quello della variabilità interindividuale – prosegue l'esperto – È importante menzionare anche i problemi di allergia o di generica intolleranza ai diversi tipi di sostanza, sono parecchie le categorie di pazienti implicati in queste situazioni e che richiedono, quindi, un’attenzione particolare: i diabetici, i celiaci, gli intolleranti al lattosio, gli allergici ai sulfamidici (saccarina), i fenilchetonurici (aspartame) e gli allergici in generale.
Quando si considerano trattamenti già in corso in pazienti cronici e ben stabilizzati, sarebbe consigliabile non modificare il trattamento – conclude Scaglione – La possibilità, prevista dalla legge, da parte del farmacista di sostituire un medicinale equivalente con un altro è una pratica introdotta al fine di agevolare l’utilizzo dei medicinali generici, ma una conseguenza di questa possibilità è che il paziente in trattamento cronico possa ricevere generici di ditte produttrici diverse nel corso del trattamento. Tale pratica può recare sconcerto e confusione nel paziente (soprattutto se anziano), portando a errori nell’assunzione della terapia e/o mettendo a rischio la continuità del trattamento».