Sanihelp.it – Il 13 settembre si è celebrata la Giornata mondiale della sepsi, una delle malattie più comuni e poco conosciute e che, nonostante i progressi della medicina (vaccini, antibiotici e cure intensive), rimane una delle principali cause di morte.
La sepsi, infatti, è responsabile della maggior parte della mortalità associata con HIV / AIDS, malaria, polmonite e altre infezioni acquisite in comunità, in ambienti sanitari e da lesioni traumatiche. I tassi di ospedalizzazione per sepsi hanno ormai superato l'incidenza di infarto miocardico e provoca più decessi di quelli legati al cancro alla prostata, cancro al seno e l'HIV / AIDS messi insieme.
La sepsi si manifesta quando la risposta dell'organismo a un'infezione danneggia i suoi stessi tessuti e organi. Può portare a shock, insufficienza d'organo multipla e morte, soprattutto se non diagnosticata precocemente e trattata tempestivamente. E spesso è diagnosticata tardi, perché i sintomi e i segni clinici di laboratorio attualmente utilizzati per la diagnosi, come febbre, aumentata frequenza cardiaca o respiratoria, o conta dei leucociti, sono aspecifici.
Si tratta dunque di una vera emergenza. Tempestivi interventi, tra cui antimicrobici, fluidi per via endovenosa e mirati trattamenti per ripristinare la circolazione possono dimezzare il rischio di morte. Il trattamento precoce riduce giorni di ricovero ospedaliero e intensivo. Emilia Romagna, Lombardia e Toscana hanno messo già in atto programmi di educazione e implementazione delle linee guida per il trattamento della sepsi.
Per arginare il tasso crescente e adottare le misure necessarie per ridurre il numero di morti, le principali società scientifiche mondiali indicano i principali obiettivi da raggiungere entro il 2020: l'incidenza della sepsi dovrà diminuire di almeno il 20% attraverso la promozione di pratiche di buona igiene generale, il lavaggio delle mani, i miglioramenti dei servizi igienico-sanitari, la nutrizione e la fornitura di acqua pulita e programmi di vaccinazione per i pazienti a rischio in popolazioni in zone povere di risorse.
In tutti i Paesi dovranno essere adottati programmi per il monitoraggio dei pazienti affinché ricevano gli interventi più importanti di base, antimicrobici e liquidi per via endovenosa, in conformità con le linee guida internazionali. La comunità scientifica dovrà infine lavorare per la creazione di un registro internazionale della sepsi.