Sanihelp.it – La tiroide è poco conosciuta e quello che si sa spesso è errato. L'allarme è di Paolo Beck-Peccoz, Direttore del Dipartimento di Scienze Cliniche e di Comunità U.O. di Endocrinologia e Diabetologia Università degli Studi di Milano, in occasione del convegno sull'ipotiroidismo di Milano.
In Italia il 10% della popolazione femminile e il 2% di quella maschile è affetto da una malattia cronica su base autoimmune, la tiroidite di Hashimoto, che porta nel tempo la distruzione della ghiandola, causando uno stato di ipotiroidismo. Uno studio condotto su 76 malati non in terapia con l’ormone sintetico della tiroide, ha evidenziato come dosi fisiologiche di selenio (80 μg/die), siano in grado di ridurre il titolo degli anticorpi antitiroidei (TPO e Tg), e come questo effetto sia del tutto evidente dopo 12 mesi di trattamento con selenio.
I risultati di questo studio dimostrano che il selenio può avere un’azione protettiva nei confronti della tiroide limitando la progressione del processo infiammatorio provocato dall’aggressione autoimmune; anche solo il rallentamento del processo autoimmune può procrastinare, e in alcuni casi evitare, una terapia che una volta iniziata è necessario continuare a vita.
Quando invece l’ipotiroidismo è conclamato, abbiamo una molecola perfetta, l’ormone sintetico della tiroide (levotiroxina) che sopperisce andando a integrare l’attività di una tiroide pigra o andando a sostituire completamente l’azione della tiroide, nel caso in cui questa è stata rimossa. La terapia si basa sulla somministrazione della levotiroxina assunta in singola dose giornaliera a digiuno con un dosaggio che deve essere attentamente personalizzato.
Studi hanno dimostrato la difficoltà di ottenere un costante controllo della terapia con valori ottimali degli ormoni tiroidei. Molti pazienti dichiarano di avere difficoltà nel seguire le indicazioni del medico circa l’assunzione del farmaco, che deve essere preso almeno 30 minuti prima della colazione per ottenere un assorbimento ottimale. In particolare è proprio quest’ultima indicazione difficile da rispettare, sia per la fretta che caratterizza le ore del risveglio, sia perché il caffè, che è sinonimo di risveglio e di colazione, è una sostanza che riduce l’assorbimento della levotiroxina e conseguentemente va bevuto a distanza dall’assunzione del farmaco.
La non aderenza alla terapia, la presenza di una condizione di celiachia, problemi gastroenterologici, quali Helicobacter pylori, gastriti o intolleranza al lattosio, si riflettono sulla concentrazione nel sangue del TSH, l’ormone ipofisario che stimola la tiroide, e alla possibilità di riportare a una situazione di eutiroidismo, ovvero la presenza della corretta quantità di ormone tiroideo nell'organismo.
In tutti questi casi, la disponibilità di una nuova formulazione di levotiroxina in soluzione liquida, venendo assimilata in tempi più rapidi, può risolvere tutti questi aspetti, nonché essere la scelta ottimale nei bambini e in tutte quelle persone che hanno problemi nell’assumere compresse.