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Che cosa è successo a Pierluigi Bersani

Cervello

Sanihelp.it – Inizio d’anno in salita per l’ex segretario del Pd Pierluigi Bersani. Come è ormai noto nella mattina di domenica 5 gennaio si è presentato al pronto soccorso dell’ospedale di Piacenza per un fortissimo mal di testa associato ad attacchi di vomito. Lì la diagnosi di emorragia cerebrale e il trasferimento d’urgenza all’ospedale di Parma dove, dopo gli ulteriori accertamenti del caso, Bersani è stato subito sottoposto ad intervento chirurgico.
 
Per la precisione, è stato colpito da un’emorragia subaracnoidea, ossia un sanguinamento che si verifica nell'area compresa tra l’aracnoide e la pia madre, due membrane che circondano il cervello.  All’origine, nella maggior parte dei casi (e così anche per Bersani) c’è la rottura di un aneurisma cerebrale intracranico, cioè la dilatazione della parete di un’arteria cerebrale.  
 
 L'emorragia subaracnoidea causa generalmente un forte mal di testa, detto a rombo di tuono perché esplode in maniera violenta e intensa, ma improvvisa, associato in genere a vomito e nausea nel 60% dei casi. Possono anche comparire convulsioni e perdita di coscienza, sintomi che però Bersani pare non abbia manifestato, visto che è rimasto cosciente fino all’entrata in sala operatoria. La TAC a Piacenza e un esame angiografico a Parma hanno confermato la diagnosi. 


La chirurgia è l’unica soluzione, per chiudere il vaso danneggiato e bloccare il versamento di sangue. Non può però rimediare ai danni dati dall’emorragia stessa sul tessuto cerebrale: la permanenza del sangue, infatti, causa il vasospasmo, un’infiammazione che fa restringere le arterie cerebrali e può causare danni neurologici. L’intervento stesso, inoltre, non è privo di rischi.
 
L’operazione per Bersani è durato circa 4 ore e, secondo le comunicazioni dei medici, si è concluso positivamente. I successivi bollettini medici finora emessi parlano di un decorso postoperatorio che prosegue in modo positivo e senza deficit neurologici. Ma, come hanno ribadito i medici, le complicanze sono sempre possibili, tra il terzo e il decimo giorno dopo l’operazione, per questo la prognosi resta riservata.

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