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Obesità migliora sopravvivenza post-intervento cardiaco

Sanihelp.it – Storicamente, le ricerche scientifiche inerenti l’obesità hanno sempre additato questa condizione come imputato principale nell’insorgenza di molteplici tipologie di disturbi cardiovascolari: una nuova ricerca invece, intitolata non a caso ‘Paradosso dell'obesità’, ha invece riscontrato come i pazienti in sovrappeso sperimentino un minor numero di attacchi di cuore e contino su tassi di sopravvivenza più elevati dopo operazioni cardiache, rispetto ai loro coetanei più magri.


Il gruppo di scienziati ha operato un revisione di trentasei studi scientifici precedentemente realizzati, e ha constato che i pazienti obesi avevano fino al 27% in meno di probabilità di morire dopo operazioni di chirurgia cardiaca (come gli interventi di bypass coronarici o di angioplastica) rispetto ai pazienti normopeso.

Ovviamente gli esperti hanno da subito avvertito che in nessun caso i risultati dello studio suggeriscono che l'obesità sia una buona medicina.

«Vogliamo mettere bene in chiaro che non stiamo assolutamente promuovendo l’obesità o il sovrappeso – sottolinea il dottor Abhishek Sharma, cardiologo presso la State University of New York Downstate Medical Center – Quando si parla delle cause a monte delle malattie coronariche, il sovrappeso e l’obesità sono da considerarsi come i fattori di rischio più elevati. È altrettanto vero però che quando le malattie cardiache costringono a sottoporsi ad angioplastica o bypass, i risultati post-operatoti delle persone in sovrappeso sono migliori».

Lo studio, pubblicato sulla rivista Mayo Clinic Proceedings, rileva inoltre come i pazienti sottopeso (cioè con un Indice di Massa Corporea inferiore a 20) costretti a sottoporsi ad interventi cardiaci abbiano fino al 2,7% di probabilità in più di subire un attacco di cuore o di morire nei successivi 1,7 anni. Il rischio dei pazienti in sovrappeso (con un BMI tra 25 e 29) risulta invece addirittura più basso rispetto ai pazienti normopeso (con BMI tra 20 e 25).
 
«Sono diverse le ragioni che potrebbero spiegare questa discrepanza nei tassi di sopravvivenza, anche se attualmente non siamo sicuri che siano effettivamente valide – spiega il dottor Sharma – In primo luogo, i pazienti in sovrappeso hanno maggiori probabilità che gli siano prescritti farmaci cardioprotettivi, come le statine e i beta-bloccanti, e in dosi più elevate rispetto alle persone normopeso. Inoltre, le malattie cardiache tra i pazienti più magri sono generalmente genetiche piuttosto che causate da uno stile di vita modificabile».

Non tutti però accolgono con favore i risultati della ricerca.

«I pazienti in sovrappeso e obesi inclusi in questa ricerca erano mediamente di sette anni più giovani rispetto alla controparte dei magri. Questo indica che in genere hanno sviluppato malattie cardiache in età molto più giovane dei loto coetanei normopeso o sottopeso – contesta il dottor Zoghbi, direttore medico dello Houston Methodist Hospital – Resto molto cauto nel trarre conclusioni da questo studio dal momento che non sono stati valutati gli effetti dei diversi gradi di indice di massa corporea. L’obesità non può avere un effetto protettivo: la prevenzione per evitare di arrivare a questa condizione è molto più importante di qualsiasi altra cosa».


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