Sanihelp.it – Sebbene la ricerca abbia fatto enormi passi avanti nella cura e prevenzione dell'Hiv, ultimamente si è registrata ultimamente una nuova impennata dei casi di sieropositività. Le ragioni, secondo gli esperti, sono molteplici: in primo luogo, il fatto di considerare in maniera erronea l'Aids come una malattia oramai superata e curabile solamente perché si è allungata l'aspettativa e migliorata la qualità della vita di chi ne soffre; in seconda analisi, la pandemia del virus è oramai un ricordo lontano, quasi una leggenda per coloro i quali, nati negli anni '90, non hanno vissuto lo sgomento e l'angoscia di questa terribile epidemia. Dunque oggigiorno si tende un pò a sottovalutare il virus dell'HIV con comportamenti a rischio che aumentano la percentuale di contagi.
Un'ulteriore dato emerso in questo periodo, fornito dagli esperti durante la oramai tristemente famosa conferenza tenutasi a Melbourne, International Aids Conference, meeting a cui dovevano partecipare molte delle vittime presenti sul volo abbattuto in Ucraina tra cui il luminare Joep Lange, ha contribuito a lanciare l'allarme. Secondo i convenuti, quasi il 50% delle persone infette non sa di esserlo: cosa che impone minore attenzione ai propri comportamenti e, di conseguenza, espone inconsapevolmente tutti gli individui con cui il paziente ha a che fare al forte rischio di contagio.
Tale statistica mette un po' a repentaglio proprio l'obiettivo che si era posto la comunità scientifica di tenere sotto controllo il flagello degli anni '80 e '90, l'Aids, entro l'anno 2030, rendendo così tale patologia se non inesistente comunque gestibile. Per raggiungere l'obiettivo bisogna appunto cercare di mettere in sicurezza proprio il cosiddetto sommerso, ovvero tossicodipendenti, lavoratori del sesso, e tutti i sieropositivi che non sanno di esserlo e che non si sottopongono a dovuti controlli.
Ma non è solo per questo motivo che la sfida si preannuncia difficoltosa. Tralasciando per un momento gli spaventosi dati che emergono dai paesi del cosiddetto Terzo Mondo, per i quali l'Hiv è ancora oggi uno dei principali flagelli a causa di ignoranza, povertà e mancanza di strutture adeguate, sempre durante la conferenza australiana è emerso come siano circa 3,3 milioni i bambini attualmente affetti da sieropositività: un dato francamente allarmante che va ad aggiungersi ai 35 milioni di malati inconsapevoli e ai 2,3 milioni di nuovi contagi ogni anno. Insomma, da questi numeri viene da chiedersi se sia davvero realistico ambire ad un controllo totale del virus dell'Hiv entro il 2030.