Sanihelp.it – In Italia, circa il 7% dei neonati nasce prematuro, qualcosa come circa 35.000 nascite pretermine l’anno (mediamente quasi 100 al giorno): bambini che cominciano la loro vita in salita perché hanno bisogno di più cure, sostegno e attenzione. Eppure diritti e necessità dei nati pretermine nel nostro Paese, in particolare in alcune aree geografiche, non sono ancora completamente soddisfatti. Così l’associazione VIVERE Onlus, con la Società Italiana di Neonatologia, in collaborazione con AbbVie, hanno deciso di lanciare la campagna T-PROTEGGO, richiedendo, in particolare: l’apertura H24 delle terapie intensive neonatali, la continuità assistenziale dei neonati nei primi 3 anni di vita e il superamento delle disparità regionali.
«L'organizzazione dell'assistenza ai neonati prematuri vede punte di assoluta eccellenza nel nostro Paese. Ma c'è ancora molto da fare, anche perché la situazione regionale è tuttora molto disomogenea. È urgente e necessario garantire ai genitori l’accesso 24 ore su 24 ai reparti di Terapia Intensiva Neonatale in tutte le regioni. La presenza dei genitori, infatti, oltre ad essere importante per la relazione affettiva e di attaccamento, favorisce lo sviluppo neuro-comportamentale del neonato come scientificamente riconosciuto. Poter stare con il proprio bambino senza limiti di orario è basilare al fine di sostenere l’allattamento e ridurre o contenere il dolore. È necessario inoltre che venga garantito un attento follow-up dei neonati pretermine almeno nei primi tre anni di vita, anche attraverso la costruzione di una rete tra tutte le realtà sociosanitarie del territorio» dichiara Martina Bruscagnin, Presidente Vivere Onlus.
Un’attenzione particolare va rivolta poi alle famiglie: secondo recenti dati, un terzo dei genitori arriva al parto pretermine senza aver mai sentito parlare di nascita prematura e anche chi ha questo tipo di informazione arriva impreparato. Dal momento della nascita, il sostegno arriva soprattutto dagli operatori sanitari (neonatologo nel 61% dei casi, infermieri nel 62%) e dagli altri genitori (56%), ma una volta rientrati a casa, il 57% dei genitori sente la mancanza di un supporto psicologico e il 41% ritiene necessario un aiuto nella gestione dei primi anni del bambino.
Testimonial d’eccezione della campagna il campione del mondo di pallavolo Andrea Lucchetta, da sempre impegnato al fianco dei bambini. Lucky Lucchetta ha deciso di aderire attivamente a questa iniziativa lanciando una call to action alla community: «Abituato a fare muro contro l’indifferenza, vorrei far postare sulla rete dei social qualsiasi messaggio utile a sensibilizzare i followers sulla campagna T-proteggo. Come proteggo un pallone in difesa o lo coccolo in palleggio, chiedo a tutti di proteggere i diritti dei neonati prematuri postando sui social foto, video o storie utilizzando l’hashtag #Tproteggo, per accendere l’attenzione sulle problematiche dei bambini nati prima del tempo».
Raccontare sul web l’esperienza della prematurità vuol dire anche trovare una rete di protezione che offre solidarietà, rassicurazione, forza e speranza da chi sta affrontando o ha affrontato la stessa esperienza. Un aspetto importante, visto che da una analisi delle conversazioni online emerge soprattutto il senso di colpa dei genitori: la mamma, in particolare, sente di aver messo il bambino in pericolo perché non è riuscita a portare a termine la gravidanza e di non essere più in grado di proteggerlo.