Sanihelp.it – Il cibo è da intendersi come un vero e proprio trattamento farmacologico in grado di aiutare a prevenire, risolvere o quanto meno convivere con numerosi disturbi più o meno gravi: è questo quanto emerso dalle giornate di aggiornamento dell’Associazione Medici Endocrinologi (AME), che riunisce gli specialisti che operano prevalentemente negli ospedali.
Come ha tenuto a precisare il dottor Vincenzo Toscano, Presidente eletto AME: «L’organismo umano è per sua natura predisposto ad accettare l’alimento come fonte di energia e come normale fattore di regolazione delle funzioni organiche molto più favorevolmente di qualunque sostanza di sintesi. Alcuni alimenti, per il loro contenuto di nutrienti e principi attivi, sono in grado di influenzare l’attività ormonale delle ghiandole endocrine».
Quest’affermazione spiega benissimo perché molti studi scientifici hanno evidenziato come lo sviluppo di svariate patologie può essere prevenuto mangiando regolarmente determinati nutrienti e di come lo stesso effetto non si riesca ad ottenere con l’integrazione nutrizionale.
Solo in Italia si stima che ci siano 3 milioni di persone affette da diabete di tipo 2, ma sono moltissime le persone in sovrappeso o obese che sono diabetiche pur non sapendolo o che a causa della familiarità svilupperanno la condizione se non correranno ai ripari.
Per tutte questi pazienti l’adozione di una sana alimentazione costituisce il miglior modo possibile di prevenire la patologia: è necessario dunque che gli alimenti vengano intesi come veri e propri farmaci, capaci di apportare benefici salutistici oltre che nutrizionali.
Moltissimi benefici di salute si potrebbero ottenere seguendo la dieta Mediterranea utilizzando cioè l’olio extra vergine di oliva come condimento prevalente, consumando regolarmente pasta e pane integrale, ma anche verdura verde a foglia larga: già questi semplici accorgimenti aiutano a tenere sotto controllo i picchi glicemici.
Oltre all’alimentazione bisognerebbe anche rispettare i normali ritmi biologici: bisognerebbe non mangiare di notte (i ritmi moderni impongono molto spesso il pasto principale alla sera piuttosto che a pranzo) o comunque a ridosso del momento di mettersi a letto perché le calorie così immesse possono solo accumularsi e non c’è modo di bruciarle e quindi smaltirle.