Sanihelp.it – L'ictus si verifica quando uno scarso afflusso di sangue al cervello, o una emorragia, provoca la morte delle cellule cerebrali, con conseguente perdita di alcune facoltà. Il suo principale fattore di rischio è rappresentato dall'ipertensione, mentre altre possibili ragioni scatenanti possono essere il fumo, l'obesità, il colesterolo, il diabete e la fibrillazione atriale. Purtroppo, l'apoplessia rappresenta la terza causa di morte, e la causa principale di disabilità negli adulti, con diversa gravità a seconda del tempo che intercorre tra l'evento e le prime cure. Ma quelli che sono i danni che un ictus provoca, e che fino ad oggi erano considerati difficilmente e solo parzialmente recuperabili, possono forse essere, al contrario, riparati.
Il segreto potrebbe essere rappresentato da un'iniezione di cellule staminali del midollo osseo direttamente nel cervello dei pazienti, attraverso un piccolo forellino nel cranio. A concepire questa rivoluzionaria tecnica sono stati i ricercatori della Stanford University School of Medicine in California, che hanno pubblicato i risultati della loro sperimentazione recentemente sulla rivista specializzata Stroke. Gli esperti americani hanno condotto uno studio su 16 pazienti nell'arco dell'anno precedente, riportando danni permanenti, in special modo per quel che concerne la funzione motoria.
Questi volontari si sono sottoposti al trattamento in questione, subendo un'iniezione di cellule staminali del midollo osseo ottenute da alcuni donatori e geneticamente modificate in provetta di modo da attribuir loro funzione neurale. Ebbene, i risultati della sperimentazione si sono dimostrati molto incoraggianti: dopo circa un mese di terapia, quasi tutti hanno dimostrato un notevole miglioramento della funzione motoria, con pazienti condannati alla sedia a rotelle che oggigiorno possono addirittura camminare. La cautela è d'obbligo, essendo i test clinici ancora nelle loro fasi preliminari: tuttavia, visto che il trattamento ha dimostrato di non avere particolari effetti collaterali, presto sarà dato il via alla fase due, che prevede la somministrazione della terapia su gruppi più corposi di soggetti.