Sanihelp.it – L’ipotiroidismo lieve, anche senza sintomi, aumenta del 13% la probabilità di sviluppare diabete di tipo 2. Il rischio aumenta fino al 40% in persone con ridotta funzionalità tiroidea e già affette da pre-diabete. Il legame tra le due più comuni patologie endocrine è stato dimostrato da uno studio che ha incluso 8.452 persone con età media di 65 anni dei Paesi Bassi.
Durante gli 8 anni di follow-up, 1.100 hanno sviluppato un pre-diabete e 798 un diabete di tipo 2, mostrando un maggiore rischio di sviluppare la patologia diabetica in presenza di alti valori di TSH, anche all’interno dei normali parametri di riferimento. Alti valori di FT4, invece, si sono mostrati associati a un minor rischio di sviluppare diabete il tipo 2.
Lo studio mostra l’influenza non solo di un ridotto funzionamento tiroideo ma anche di una funzionalità tiroidea al limite inferiore della normalità sull’incidenza di pre-diabete e diabete di tipo 2.
La loro reciproca influenza può essere ricondotta al fatto che gli ormoni tiroidei contribuiscono alla regolazione del metabolismo energetico e dei carboidrati oltre che alla funzione pancreatica, mentre il diabete condiziona la funzionalità tiroidea in maniera variabile. La relazione tra queste patologie è un’interazione complessa. Nelle situazioni cliniche in cui vi è una resistenza all'insulina come l’obesità si può osservare un aumento volumetrico della ghiandola tiroide.
Inoltre, l'ipertiroidismo altera il controllo glicemico in soggetti diabetici e l'ipotiroidismo può aumentare la suscettibilità alle ipoglicemie complicando la gestione del diabete trattato con insulina. L’insieme di questi dati suggerisce l’importanza di effettuare in tutti i malati di diabete uno screening per la funzionalità tiroidea.
Alla luce dei risultati un test di screening di funzionalità tiroidea dovrebbe essere proposto nelle persone con pre-diabete. La terapia sostitutiva, con levotiroxina (l’ormone sintetico della tiroide), potrebbe essere utile non solo nel ridurre la possibilità di una progressione della malattia tiroidea subclinica verso l’ipotiroidismo sintomatico, ma anche per ridurre l’evoluzione delle complicanze di malattie a importante impatto cardiovascolare quali l’aterosclerosi, l’obesità e il diabete di tipo 21 qualora a esse si associ una funzionalità tiroidea deficitaria anche se in maniera subclinica.