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Cefalea femminile curata con la pillola anticoncezionale?

Sanihelp.it – L’impiego di contraccettivi per trattare l’emicrania femminile sembra un paradosso: la fase mestruale, fisiologicamente preceduta da un calo dei livelli di estrogeni, diventa infatti, in donne predisposte, un potente fattore naturale di scatenamento di cefalea, che spesso si associa ad altri fattori favorenti, fra cui lo stress legato a questi periodi.


La conferma empirica dell’infelice correlazione fra ormoni femminili e mal di testa arrivò con i primi contraccettivi che, contenendo livelli di estrogeni ben diversi da quelli attuali, nell’arco di pochi mesi scatenavano cefalea, anche in donne che non ne avevano mai sofferto prima.

L’emicrania mestruale, chiamata catameniale, non è ancora univocamente inquadrata, ma è noto che le mestruazioni rappresentano un fattore scatenante in oltre il 50% delle donne che ne soffrono e sono il fattore esclusivo solo nel 9-10% dei casi.

Almeno il 18% delle donne soffre di mal di testa, ma la vera emicrania catameniale ha i caratteri di un’emicrania senz’aura, con attacchi che si presentano esclusivamente nel cosiddetto periodo perimestruale, con un’incidenza massima fra i 2 giorni che precedono il ciclo e i 3 che lo seguono.

I contraccettivi influenzano l’emicrania come gli ormoni, ma in misura variabile: alcune donne, infatti, migliorano, mentre altre hanno un aumento di frequenza e gravità degli attacchi, con una tendenza all’inasprimento dell’emicrania durante l’intervallo in cui si verifica il calo estrogenico.

Finora il trattamento della cefalea catameniale si è avvalso degli stessi principi dell’emicrania senz’aura, con un approccio sintomatico e uno profilattico, col vantaggio, se il ciclo è regolare, di poter instaurare una profilassi a breve termine, mirata sul periodo critico delle mestruazioni.

Date le caratteristiche invalidanti dell’emicrania mestruale, è importante disporre di farmaci come i triptani (sumatriptan, frovatriptan) che, anche assunti per via orale alle prime avvisaglie dell’attacco, risolvono la crisi nella metà dei casi entro 2 ore.


Nelle cefalee legate al calo estrogenico il Responsabile del Centro Cefalee della donna dell’Università di Torino Giovanni Allais propone a Stresa una terapia rivoluzionaria basata sulla scoperta che stabilizzare i livelli di estrogeni ha una ricaduta a cascata sul mal di testa, che può essere risolto senza farmaci, ma attuando una contraccezione continuativa di tipo misto prolungata con pillole orali, diffusione transdermica con cerotti percutanei, dispositivi intrauterini, ecc.

Oppure operando una riduzione degli intervalli fra una pillola e l’altra o ancora impiegando solo contraccettivi di tipo progestinico o quelli estrogenici di nuova generazione oppure impiegare supplementazioni di estrogeni durante gli intervalli liberi della contraccezione: l’importante è impedire che si verifichi il calo estrogenico. Per un trattamento di questo tipo appare fondamentale la collaborazione fra ginecologo e cefalologo.

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