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Una nuova ipotesi sulla dislessia

Sanihelp.it – Secondo diversi studi presenti in letteratura, il ritmo ha un ruolo nella dislessia. Recentemente uno studio condotto presso l’Università di Milano Bicocca realizzato in collaborazione con l'Istituto Besta, e pubblicato su Scientific Report, ha evidenziato quanto il ritmo  permetta di prevedere il futuro immediato (circa mezzo secondo) e quindi sia in grado di preparare ad agire al momento giusto, requisito fondamentale per leggere fluentemente.


Gli autori dello studio sono arrivati a queste conclusioni dopo aver reclutato due gruppi di adulti (età media 22 anni), di cui 15 con dislessia e 23 controlli (cioè a sviluppo tipico), e due gruppi di bambini (età media 9 anni) di cui 18 con dislessia e 29 controlli.

Il ritmo, che si trova nel linguaggio o nella musica,  permette di estrarre la struttura temporale di una successione di eventi come parole o suoni e di usarla per preparare ad un evento futuro (ad esempio la parola che si dovrà pronunciare immediatamente dopo quella che si sta pronunciando adesso), e quindi per anticipare eventi futuri mentre non si è ancora finito di elaborare l’evento presente.

In altre parole, il ritmo permette una sfasatura tra quello che si sta dicendo e quello che si sta guardando: nella lettura, mentre si pronuncia una parola non la si guarda, ma l’attenzione è già puntata alla successiva.

Solo in questo modo si può leggere in modo fluente.

I dislessici hanno difficoltà a leggere fluentemente perché non sono molto bravi ad anticipare la parola successiva a quella che stanno pronunciando.

«Questa ipotesi – ha spiegato  Maria Teresa Guasti docente di glottologia e linguistica presso l’università di Milano Bicocca– permette di capire perché un allenamento ritmico o una pratica musicale possono essere d’aiuto per le persone con dislessia: infatti musica e danza allenano la capacità di anticipare il futuro e quindi migliorano la sfasatura tra voce e sguardo su cui si basa una lettura fluente»


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