Sanihelp.it – Il colesterolo Hdl, ossia quello ad alta densità di liboproteine, viene definito ‘buono’ giacché gli viene riconosciuta la capacità di contrastare quello ‘cattivo’, il quale tende piuttosto ad accumularsi nel sangue, andando a formare placche che possono preludere a infarti e ictus.
Questo, almeno, è ciò che si è ritenuto sino ad oggi: teoria che viene ora messa in discussione da uno studio, pubblicato sull’European Heart Journal ed effettuato da un team di ricercatori dell'Università di Copenaghen in Danimarca, secondo il quale alti livelli di colesterolo Hdl non avrebbero effetti benefici per la nostra salute, almeno non nei termini in cui si crede: in altre parole, il ‘colesterolo buono’ non sarebbe poi così buono.
La ricerca è stata coordinata dal dottor Christian M. Madsen (del Dipartimento di Biochimica Clinica dell’Università), insieme al professor Børge Nordestgaard (del Dipartimento di Medicina Clinica). Per arrivare alla suddetta conclusione, i due ricercatori, assieme ai loro colleghi danesi, hanno preso in esame un campione relativo a 116 mila persone, le cui condizioni di salute sono state monitorate per un periodo di 6 anni. I partecipanti periodicamente sono stati sottoposti ad analisi del sangue a digiuno per controllare i livelli di colesterolo. Con i dati alla mano, i ricercatori li hanno controllati per fattori confondenti, che possono essere noti fattori di morte; come per esempio: l’età, l’indice di massa corporea (BMI), il vizio del fumo e dell’alcol, il diabete, l’attività fisica e altri ancora.
Al termine del periodo di monitoraggio è emerso che gli uomini con quantità elevate di Hdl nel sangue presentavano una probabilità morire prematuratamente del 106% più alta rispetto agli uomini con livelli di ‘colesterolo buono’ nella norma. Le donne, invece, avevano il 68% in più di probabilità di morire prematuratamente rispetto alle partecipanti femminili che presentavano livelli di colesterolo Hdl nella norma. Mentre nei soggetti con livelli medi di ‘colesterolo buono’ il tasso di mortalità risultava più basso.
In conclusione, gli autori della ricerca ritengono dunque che andrebbe riveduta la convinzione, comune in ambito medico, secondo la quale il colesterolo Hdl è un ‘colesterolo buono’ e quindi possa risultare utile aumentarlo.