Sanihelp.it – Ad oggi, però, sono solo cinque le Regioni che hanno un Registro tumori: Veneto, Friuli Venezia Giulia, Umbria, Basilicata e Val d'Aosta. La sfida ora, a poche settimane dall'approvazione della legge per l'istituzione del Registro nazionale tumori, è «velocizzare i tempi e fare in modo che la nuova normativa non rimanga in un cassetto».
È questo il messaggio lanciato da medici ed esperti in occasione del convegno Legge rete Registri tumori alla Camera dei deputati.
«La legge per il Registro nazionale – ha spiegato la senatrice Paola Binetti, della commissione Sanità del Senato – è di fondamentale importanza per i pazienti, ma il rischio è che rimanga nel cassetto. C'è un'urgenza applicativa ed è necessario che tutte le Regioni si attivino per avere un proprio Registro al più presto».
Ciò in vista del termine del 2020, entro il quale le Regioni dovranno far confluire i dati dei registri regionali in quello nazionale che, ha ricordato Binetti, «è cruciale non solo per avere un quadro epidemiologico nazionale, ma anche per orientare la ricerca e dare un indirizzo agli investimenti».
Al momento però, ha rilevato il presidente dell'Associazione italiana registri tumori (Airtum), Massimo Rugge, solo 5 Regioni hanno un Registro, mentre nelle altre vi è un insieme di dati in forme diversificate.
Gli esperti sollecitano quindi le Regioni e chiedono al Ministero della Salute il Regolamento applicativo della nuova normativa.
Altro punto fondamentale di questa legge è l’istituzione del registro epidemiologico, che consentirà ai ricercatori di avere dati aggiornati sullo stato di salute di un determinato territorio in correlazione ai fattori ambientali che lo caratterizzano, come smog, rifiuti e inquinamento industriale, così da poter prevenire, o ridimensionare, disastri ambientali.
A tal fine sarebbe necessario che i vari registri potessero confrontarsi, in modo da avere un quadro più chiaro della situazione.