Sanihelp.it – È la prima volta che un trattamento di mantenimento nel tumore del pancreas metastatico migliora la sopravvivenza libera da progressione. La molecola si chiama olaparib, un potente inibitore di enzimi umani detti PARP, già utilizzato nella terapia del cancro ovarico e delle tube di Falloppio.
Nei pazienti con mutazione dei geni BRCA ha ridotto del 47% il rischio di progressione della malattia.
A 2 anni, il 22% dei pazienti trattati con olaparib risulta libero da progressione di malattia, rispetto al 9,6% di quelli trattati con placebo.
È quanto emerge da uno studio, POLO, presentato al Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) a Chicago e pubblicato sul New England Journal of Medicine.
Sono stati esaminati pazienti con adenocarcinoma del pancreas con mutazione germinale nei geni BRCA1 e/o BRCA2, che avevano seguito per almeno 16 settimane chemioterapia di prima linea con derivati del platino senza progressione di malattia.
Ai pazienti sono stati somministrati olaparib o placebo, a partire da 4-8 settimane dopo l’ultima dose di chemioterapia, continuando fino a progressione o tossicità inaccettabile.
I pazienti arruolati avevano un'età media di 57 anni: 92 pazienti sono stati trattati con olaparib e 62 con placebo.
Gli esperti spiegano che finora nessun trattamento aveva migliorato la sopravvivenza libera da progressione di malattia, che con la terapia attuale è di soli sei mesi.
Inoltre questo apre la strada alla possibilità di personalizzare il trattamento in base al profilo genico-molecolare del tumore.
Nel 2018, in Italia, sono stati stimati 13.300 nuovi casi di tumore del pancreas, con una sopravvivenza a 5 anni pari all’8,1%.
Lo studio POLO ha dimostrato un incremento clinicamente rilevante della sopravvivenza nei pazienti con mutazione dei geni BRCA1 e/o BRCA2 che hanno ricevuto olaparib invece del placebo dopo la chemioterapia, ottenendo una sopravvivenza media liberi da progressione di malattia di 7,4 mesi rispetto a 3,8 mesi, con una riduzione del 47% del rischio di progressione della malattia.
Ora si aspettano con ansia dati a più lungo termine, per confermare quelli incoraggianti fino ad ora ottenuti.