Il rischio glaucoma diventa importante dopo i 55 – 60 anni Come ci spiega il professor Vinciguerra dell’istituto clinico Humanitas di Milano nel glaucoma la prevenzione diventa essenziale: «accertata la presenza di una pressione troppo elevata nell’occhio con conseguente rischio di danno al nervo ottico e progressiva restrizione del campo visivo, è possibile instaurare una terapia adeguata con colliri o intervenire chirurgicamente per mantenere la pressione a valori normali e impedire che il nervo ottico venga danneggiato».
Su questo tema arriva una conferma da un recente studio svedese che sottolinea l’importanza di una diagnosi e trattamento precoce della malattia oculare. Secondo i ricercatori svedesi dell’Università di Malmoe che hanno pubblicato i loro studi sulla rivista, Archives of Ophtalmology, per evitare che col tempo l’aumentata pressione all’interno dell’occhio possa danneggiare il nervo ottico e quindi la vista, chi soffre di glaucoma ad angolo aperto, la forma più comune di questa malattia, dovrebbe farsi curare fin dalle fasi iniziali.
Da molto tempo, infatti, si discute tra esperti dell’opportunità di sottoporre le persone sopra i 50 anni a un esame (la tonometria oculare) che permette di individuare un aumento della pressione del liquido contenuto nell’occhio: solo così, infatti, è possibile diagnosticare il glaucoma nelle fasi precoci, cioè in quelle in cui non ha ancora dato disturbi. Quando si verificano i sintomi, invece, è già tardi secondo l’opinione degli oculisti svedesi e il nervo ottico, che si trova subito dietro l’occhio, è già stato schiacciato e quindi danneggiato.
I medici scandinavi hanno selezionato 255 pazienti tra i 50 e gli 80 anni con una forma lieve di glaucoma (cioè con una pressione dell’occhio intorno ai 20 mmHg): metà di loro è stata curata fin dall’inizio, l’altra metà solo quando la malattia ha cominciato a dare disturbi. Tutti i pazienti sono stati controllati ogni tre mesi. Dopo quattro anni la metà circa di coloro che non sono stati curati fin dall’inizio ha avuto un peggioramento importante della vista e un danno del campo visivo, mentre ciò è avvenuto solo nel 30% dei pazienti trattati. «Che si debba curare il glaucoma fin dall’esordio è oramai una conoscenza assodata anche se non sempre applicata da tutti i medici: il problema sta proprio nel sospettare la malattia anche se questa non dà fastidio alla persona» spiega attraverso il sito humanitasalute.it il dottor Fabrizio Camesasca, aiuto presso il reparto di Oculistica di Humanitas.
I trattamenti consigliati dai ricercatori svedesi sono due: beta-bloccanti in collirio oppure un intervento con il laser.