Sanihelp.it – Cresce il numero di adulti che soffre di acne: secondo i dati riferiti dall’Unità Operativa Complessa di Dermatologia e Chirurgia Plastica dell’Università La Sapienza di Roma, l’acne dell’adulto, a differenza di quella giovanile, riguarda principalmente il sesso femminile e colpisce il 14% delle donne tra i 26 e i 44 anni, localizzandosi prevalentemente a livello del volto.
La malattia si può presentare come recidiva della patologia adolescenziale, come recrudescenza in un periodo particolare come la gravidanza, oppure come patologia di nuova insorgenza. All’origine del disturbo tardivo, forse, gli squilibri ormonali, l’uso di steroidi anabolizzanti, antiepilettici, antitubercolari o psicofarmaci, la pressione meccanica cronica, l’uso di prodotti chimici (a base di cloro o di diossina) o di cosmetici inadeguati.
Nonostante il crescente numero di over25 affetto da acne, gli adolescenti continuano però a essere i soggetti maggiormente affetti da questi disturbi con un’incidenza dell’80%. Con conseguenze psicologiche pesanti: malessere, scarsa autostima, timidezza e, in casi estremi, ansia, frustrazione, immagine alterata del proprio corpo e isolamento sociale. E negli adulti l’acne può risultare ancora più invalidante che nell’adolescente, generando frustrazione e vergogna.
Nell’adolescenza le cause dell’acne devono ricercarsi nell’iperattività delle ghiandole sebacee. Ma influiscono anche un’alimentazione scorretta, una scarsa igiene e lo stress, con conseguenti comportamenti inadeguati, quali frequente detersione delle aree affette, modificazioni della dieta, maggior apporto idrico e uso incosciente di cosmetici. Anche mass media e entourage sociale danno in genere informazioni scarsamente documentate.
Un’adeguata informazione, corrette diagnosi e terapie (scelte in base alle diverse forme di acne) sono quindi fondamentali, con due obiettivi: risoluzione del quadro clinico che previene la comparsa di cicatrici permanenti e raggiungimento del benessere psico-fisico del giovane paziente.