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Dolore cronico: 4 milioni gli italiani non trattati

Sanihelp.it – Troppi italiani, pur curandosi, continuano a soffrire. Mal di schiena, cefalea, nevralgia post-erpetica (fuoco di Sant'Antonio), nevralgia del trigemino, artrosi: il malato si è ormai rassegnato a pensare che la medicina non può fare di più, rinunciando a stare meglio, accettando il dolore come un'inevitabile conseguenza del suo problema.


Il dolore viene sopportato o sottovalutato in quasi un terzo dei casi (29%) o curato con antidolorifici non specifici (23%). Dopo le prime cure, spesso sufficienti per la fase acuta, un malato su 4 non riesce più a far fronte alla sofferenza perché le cure non sono più efficaci. I tentativi di trovare nuove strade farmacologiche non hanno sempre successo e il malato, scoraggiato, non crede più a soluzioni possibili. In realtà le soluzioni esistono e risolvono o migliorano la maggioranza dei casi, grazie alle nuove tecnologie che permettono approcci mini-invasivi, duraturi e non farmacologici.

Sotto la lente dei massimi esperti del dolore, riuniti a Milano al 5° International Theras Day, questi dati preoccupanti e la necessità di individuare le modalità per intervenire a favore dei numerosi malati che persistono ad avere un dolore cronico senza alcun miglioramento. La nuova frontiera è la neurostimolazione, non ancora così diffusa e praticata in Italia: trattamenti senza l'utilizzo di farmaci, ben consolidati e utilizzati a livello globale da oltre 30 anni, in cui gli impulsi elettrici calmano i nervi e riducono i segnali di dolore al cervello. Gli strumenti a disposizione offrono la possibilità di intervenire in modo efficace, rapido e duraturo, a seconda le indicazioni di ogni malato. Il livello di invasività è ridotto, basti pensare alla neurostimolazione percutanea in grado di alleviare il dolore già dalla prima applicazione. 

Per dolori più complessi è possibile intervenire anche a livello midollare grazie a un intervento chirurgico (SCS, Stimolazione del Midollo Spinale) che permette di impiantare un piccolo dispositivo che rilascia in sicurezza lievi impulsi elettrici ai nervi interrompendo o riducendo la trasmissione dei segnali del dolore al cervello. I trattamenti di nuova generazione, oltre a confermare l'evidente livello di efficacia anche nel tempo, ha inciso molto anche sull'invasività dell'intervento che ora viene fatto in anestesia locale con un blando sedativo per la durata di massimo un'ora. Anche i tempi di reazione sono migliorati, grazie soprattutto alla mancanza di formicolio (parestesia) che facilita la ripresa delle attività quotidiane (compreso guidare l'auto).

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