Sanihelp.it – Il Centro scientifico di Monaco e la Divisione ricerca e innovazione di L’Oréal hanno sviluppato congiuntamente un metodo per valutare con precisione l’impatto sui coralli generato dai prodotti per la protezione solare. Lo studio dimostra che i coralli esposti per 5 settimane a 5 filtri vV impiegati nei cosmetici mantengono a pieno le loro capacità fotosintetiche, anche laddove i filtri Uv siano stati testati a concentrazioni di gran lunga superiori a quelle rilevate in ambiente marino.
Considerando che i casi di tumore cutaneo sono quasi raddoppiati negli ultimi 20 anni, la protezione della pelle al sole rappresenta una delle principali questioni di interesse pubblico che riguardano la salute e la bellezza della pelle. Parallelamente il Gruppo L’Oréal ha anche posto grande attenzione nel garantire che i propri prodotti solari fossero sicuri per l’ambiente, per gli habitat sia marini che di acqua dolce. Infatti tra i principali timori di carattere ambientale figurano oggi quelli riguardo le barriere coralline, che in un certo numero di regioni di tutto il mondo sono soggette a sconcertanti episodi di sbiancamento caratterizzati dalla perdita delle micro-alghe che vivono in simbiosi con i coralli.
La comunità scientifica degli esperti di barriere coralline è largamente concorde nell’individuare nel riscaldamento globale la causa del loro sbiancamento. Recentemente i filtri UV sono stati ritenuti responsabili di avere un impatto negativo sui coralli, contribuendo al loro sbiancamento.
I ricercatori del CSM hanno dunque sviluppato un test in laboratorio su culture di corallo della specie Stylophora pistillata: hanno esposto i coralli a concentrazioni crescenti di filtri UV, dalla concentrazione massima rilevata in mare nelle aree turistiche fino a concentrazioni 10.000 volte superiori. I principali filtri UV impiegati nei prodotti per la protezione solare di L’Oréal sono stati testati misurando la fotosintesi delle micro-alghe simbionti che vivono tra i coralli. Dopo 5 settimane di esposizione, i risultati dimostrano che i filtri organici non producono effetti nocivi per i coralli, nemmeno a concentrazioni superiori al loro limite di solubilità.
Questi 5 filtri UV organici non impattano negativamente sulla fotosintesi delle alghe simbionti, a differenza di alcuni erbicidi noti per il rapido effetto negativo che hanno sulla sopravvivenza di queste micro-alghe. I risultati sono stati pubblicati su Coral Reefs, la principale rivista scientifica in questo ambito.