Sanihelp.it – Dal sapore delicato e dalla leggera affumicatura – da fumo di legno poco resinoso – lo speck Alto Adige IGP contiene macronutrienti e micronutrienti essenziali per un corretto stile di vita: per 50g sono 150 le kcal fornite ed è anche per questo che può entrare a pieno titolo in uno stile di vita sano e attivo. È uno dei dati emersi dal documento tecnico-scientifico redatto da NFI (Nutrition Foundation of Italy), che rivela che lo speck Alto Adige IGP si caratterizza per l’elevata quantità di proteine nobili, i cui aminoacidi essenziali assolvono un ruolo fondamentale nella vita quotidiana, di sali minerali – come ferro, potassio, fosforo e zinco – e di alcune vitamine del gruppo B che favoriscono il metabolismo energetico e il funzionamento del sistema nervoso.
Lo speck può quindi essere inserito in una dieta varia ed equilibrata, associata a uno stile di vita attivo, che punti al mantenimento del peso adeguato e all’introduzione di una serie di nutrienti fondamentali per il funzionamento dell’organismo. Grazie ai suoi componenti, il salume altoatesino si presta anche a essere consumato dagli sportivi: coloro che praticano assiduamente attività fisica possono consumarlo come secondo piatto, accompagnato da grissini o pane.
Chi pratica sport in maniera costante ha un elevato fabbisogno energetico da soddisfare e ha la necessità di assumere tutti i macronutrienti in modo equilibrato, soprattutto le proteine: lo speck – che, come tutte le carni, contiene gli aminoacidi essenziali (2,3g di leucina, 1,4g di isoleucina e 1,6g valina) – può rientrare anche nella dieta degli sportivi.
Dal rosmarino al ginepro, dall’alloro al pepe, lo Speck Alto Adige IGP acquisisce già con la speziatura il suo gusto unico ma solo dopo una lunga e necessaria stagionatura e affumicatura può essere gustato e inserito in un piano alimentare bilanciato. Negli ultimi anni le tecniche di allevamento e le tecnologie produttive si sono evolute, favorendo un miglioramento del profilo nutrizionale dei salumi: secondo i dati pubblicati dall’Inran, a partire dal 1993, per esempio il contenuto di sale è stato ridotto nettamente fino a registrare una diminuzione del 19%.