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Il coronavirus si annida nei testicoli?

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Sanihelp.it La ricerca e gli studi sul nuovo coronavirus si moltiplicano, ma sappiamo ancora poco su come si comporta. Tra i vari aspetti che sono stati osservati, emerge che il Covid-19 si manifesta con maggiore incidenza e con sintomi più gravi nei maschi rispetto alle femmine. Una differenza di genere che, però, al momento, non ha ancora trovato una spiegazione chiara e univoca.


In proposito, nei giorni scorsi ha suscitato molto clamore uno studio condotto dai ricercatori del Montefiore Health System e dall’Albert Einstein College of Medicine, su 68 pazienti (48 maschi e 20 femmine) dell’ospedale di Malattie Infettive Kasturba di Mumbai (in India) e pubblicato in prestampa sulla rivista scientifica MedRxiv. Secondo la ricerca, nelle donne la cosiddetta clearance virale, ossia la capacità di smaltimento del virus dopo l’infezione, è più rapida che negli uomini.  Secondo i ricercatori, lo smaltimento ritardato negli uomini si potrebbe spiegare con il fatto che nei testicoli sono presenti alti livelli di un recettore, noto come Ace2, al quale il virus si lega per entrare e attaccare le cellule umane (Ace2 che, invece,  è scarsamente presente nel tessuto ovarico). Ciò potrebbe quindi aumentare la possibilità che i testicoli fungano da serbatoi del virus e svolgano così un ruolo nella sua persistenza nei maschi.

Il condizionale è d’obbligo e serviranno certamente approfondimenti, non solo perché lo studio ha coinvolto un numero troppo esiguo di pazienti e non è ancora stato sottoposto alla revisione paritaria da parte degli esperti di settore. Non mancano, infatti, alcuni esperti che hanno espresso perplessità su questo studio. Ad esempio, Paolo Madeddu, professore di medicina cardiovascolare sperimentale dell’università di Bristol, ha evidenziato come lo studio basi l'ipotesi «solo su prove indirette che collegano una modesta differenza nella durata della malattia con l'osservazione che il recettore per l'ingresso del virus è abbondante nel testicolo. Gli autori non hanno misurato il virus nello sperma, né hanno riportato altri sintomi testicolari come segni di infiammazione».

Anche il gruppo di studio dell'unità di Andrologia e Medicina della Riproduzione dell’Azienda Università di Padova diretto dal professor Carlo Foresta, ordinario di Endocrinologia, ha sottolineato come le evidenze ad oggi disponibili sembrano non supportare l’ipotesi del serbatoio testicolare, «in quanto studi su uomini positivi non hanno rilevato il virus né a livello del liquido seminale né nel testicolo. D’altra parte il virus potrebbe raggiungere i testicoli solo attraverso la circolazione sanguigna, ma ad oggi non è riportata presenza di virus nel sangue. Allo stato attuale queste informazioni dovrebbero tranquillizzare circa la possibilità di un coinvolgimento testicolare nell’infezione».

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