Sanihelp.it – Da qui al 2025 secondo l’istituto Mintel che monitora con attenzione le tendenze troveremo in vendita un numero sempre maggiore di cosmetici fermentati.
Tecnica antica di conservazione dei cibi, la fermentazione è arrivata di recente nel mondo della bellezza trasformandosi subito in una delle metodiche più apprezzate perché capace di offrire prodotti di cura efficaci nella loro naturalità.
Per spiegare la fermentazione si potrebbe scomodare anche Darwin. Secondo la sua teoria evoluzionistica infatti, ciò che cambia evolve e ciò che evolve migliora. Succede proprio così nella fermentazione, un processo semplice e al tempo stesso straordinario che porta a modificare la qualità di una sostanza, sia un alimento oppure un principio attivo cosmetico, rendendola più attiva, efficace e benefica.
L’idea di sfruttare la fermentazione in ambito cosmetico arriva, come molte altre tendenze nel mondo beauty, dall’Oriente e in particolare dalla Corea, terra di innovazioni in tema di cura della pelle.
«Si racconta che un cosmetologo giapponese alla ricerca di nuovi principi attivi da inserire nelle formule si sia imbattuto per caso in una fabbrica di saké dove avrebbe notato che le mani degli operai erano più morbide e giovani rispetto al viso e tutto questo perché restavano a contatto per ore con i lieviti fermentati del riso che servono per la preparazione della bevanda» precisa Alessandra Frontini, fondatrice dell’e-commerce di prodotti coreani My Beauty Routine (mybeautyroutine.it).
Il punto di forza della fermentazione in cosmetica? Identico a quello della cucina: potenziare al massimo, attraverso un processo del tutto naturale l’attività e l’efficacia dei principi attivi.
I numeri parlano chiaro: un olio di oliva fermentato arriva ad avere un quantitativo di benefici acidi grassi Omega 6 e 9, fortemente ristrutturanti e antiossidanti, 50 volte superiore a quello di un olio d’oliva tradizionale.
Lo stesso succede con petali di fiori e altri estratti vegetali che, fermentati in un ambiente protetto con tempi e modi che variano da ingrediente ad ingrediente e richiedono quindi grande sapienza cosmetica, diventano ancora più potenti nel regalare benefici effetti alla pelle.
Dopo la fermentazione, le componenti attive di oli, estratti e fiori vengono aggiunte alle formule di cura della pelle: bastano una, due, tre gocce di un olio fermentato perché creme, sieri e maschere diventino ancora più preziosi.
«La cosmetica orientale utilizza un elenco molto lungo di ingredienti fermentati» continua l’esperta «Accanto al saké, ci sono principi attivi che derivano dalla fermentazione della soia e dell’aloe, dei crisantemi e dei fiori di loto, dell’acerola e di particolari funghi, del tarassaco e del ginseng».
«Vengono inseriti in una gamma completa di formule per la cura del viso e del corpo, dalle creme ai detergenti, dai sieri alle maschere, dagli scrub alle essenze, cosmetici in versione liquida che rappresentano nella beauty routine orientale il prodotto starter da applicare subito dopo la pulizia e prima dell’idratante» precisa Frontini.
In occidente vengono sottoposti a fermentazione l’olio d’oliva e molti estratti di erbe e fiori senza dimenticare i prodotti classici della fermentazione, dallo yogurt al vino, dalla birra al lievito, di cui la cosmetica da sempre fa tesoro per creare formulazioni dall’efficacia naturale.