Sanihelp.it – I pazienti più difficili da trattare sono refrattari e resistenti alle cure, spesso anziani e fragili. Grazie a questo studio, chiamato AVALON e pubblicato sulla rivista Cancer, si è ottenuto uno straordinario risultato proprio nei confronti di questi pazienti, dei quali la sopravvivenza può passare da sei settimane a un anno e mezzo.
La nuova terapia è basata sull’utilizzo di venetoclax in associazione con un agente ipometilante, azacitidina o decitabina. Con questo trattamento il 75% dei pazienti è in grado di tenere sotto controllo la malattia.
Lo studio AVALON è stato coordinato dall’Istituto Romagnolo per lo Studio dei Tumori Dino Amadori Irst Irccs (Meldola, FC) e Istituto Europeo di Oncologia (IEO), in collaborazione con la Rete Ematologica Lombarda e il patrocinio della Fondazione Gimema. Chiara Zingaretti e Elisabetta Petracci, coordinatrici dello studio, hanno arruolato 190 pazienti, di cui una parte non candidabile alla chemioterapia intensiva a causa dell’età o della fragilità, una parte resistente alle terapie fino a quel momento effettuate e una parte recidiva, cioè la patologia si era ripresentata.
I risultati sono stati presentati in un convegno tenutosi a Milano.
Il direttore scientifico dell’Istituto Romagnolo, Giovanni Martinelli, ha spiegato che siamo di fronte a un miglioramento delle prospettive di cure per i pazienti con leucemia mieloide acuta, di cui si ammalano più di duemila persone ogni anno in Italia.
Questo tumore del sangue è una malattia insidiosa e difficile da trattare e lo studio riguarda i pazienti più difficili, per questo rappresenta una svolta nella terapia, che si spera possa dare i migliori risultati.