Sanihelp.it – Il carcinoma epatocellulare (HCC) è il più comune tumore primitivo del fegato, che prende origine dalle sue cellule, gli epatociti, e le cause più frequenti sono le infezioni da virus dell’epatite B e C, soprattutto se si sviluppa una forma di cirrosi. È piuttosto frequente, e più ancora quando il tumore è secondario, cioè proviene da altri organi sotto forma di metastasi. Il fegato, infatti, che ha la funzione di filtro dell’organismo, riceve il sangue da quasi tutti i distretti corporei e quindi è facilmente sede di metastasi di altri tumori che vi trovano una sede ideale per il loro sviluppo.
Inizialmente non si riscontrano sintomi, e per questo viene chiamato tumore silenzioso, ma poi compaiono dolori addominali che si possono irradiare alla schiena, perdita di peso, nausea e inappetenza, vomito, sensazione di sazietà, stanchezza e, tipico, la colorazione gialla della pelle (ittero), la colorazione scura delle urine e la febbre.
Due anticorpi monoclonali, in combinazione, hanno dato buoni risultati in uno studio di fase 3, chiamato IMbrave050, su pazienti con carcinoma epatocellulare in stadio iniziale ad alto rischio di recidiva.
L’azienda che ha svolto la ricerca, la Roche, ha affermato che i dati dello studio verranno discussi con diverse agenzie regolatorie.
Il responsabile dello sviluppo globale dei prodotti di Roche, Levi Garraway, ha spiegato che IMbrave050 è il primo studio di fase 3 a ridurre il rischio di recidiva in persone affette da HCC con una combinazione di immunoterapie.
L’azienda ha riferito che la terapia adiuvante con atezolizumab più bevacizumab ha migliorato in modo significativo la sopravvivenza libera da recidiva nella popolazione a maggior rischio di recidiva dopo resezione o ablazione curative, rispetto alla sorveglianza attiva.
La sicurezza della somministrazione di questo trattamento è coerente, assicura Roche, con il profilo di sicurezza noto di ciascuno dei due farmaci e con la malattia sottostante.
La combinazione atezolizumab e bevacizumab è attualmente approvata per il trattamento del carcinoma epatocellulare non resecabile e viene usata come prima scelta. L’approvazione di questa indicazione si è basata sui dati dello studio IMbrave050, secondo cui la sopravvivenza globale è aumentata in modo significativo rispetto alla cura standard.