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bruxismo

COLLEGAMENTI

Bruxismo

La malattia è anche conosciuta come:
digrignamento di denti, digrignare i denti


INDICE

Non è un tic, né un vizio, né un’azione consapevole. Eppure è molto diffuso, se si considera che 1 individuo ogni 10 soffre di bruxismo,il digrignamento involontario dei denti che, se non curato, può compromettere la salute dei denti.

Categoria: Malattie odontoiatriche


Che cos’è – Bruxismo

Stringi i denti? Forse è bruxismo

Circa il 50% della popolazione adulta è affetta da bruxismo. Il bruxismo è l’atto involontario di digrignare i denti durante il sonno o di serrarli inconsapevolmente durante il giorno.

Chi ne soffre, in genere, ne è inconsapevole, oppure sottovaluta il problema. Eppure il bruxismo è un fenomeno assai considerato dalla letteratura scientifica, anche per le implicazioni correlate alla qualità del sonno, alla postura, alle performance sportive. Nel Regno Unito è perfino operativa un’associazione no-profit, The Bruxism Association.

Ma di cosa si tratta esattamente? Qualcuno lo definisce un disturbo, altri un comportamento parafunzionale, cioè non intenzionale e a-finalistico. Secondo l’associazione statunitense che si occupa dei disturbi del sonno (l’American Sleep Disorders Association – ASDA), il bruxismo è tecnicamente definito come una malattia del movimento del sistema masticatorio, che contempla il serramento e il digrignamento dei denti ed è caratterizzata da movimenti periodici e stereotipati.

È tuttavia opportuno differenziare due tipi di bruxismo: quello primitivo, che non mostra legami con situazioni patologiche, e quello secondario, conseguente ad alterazioni del sonno, all’assunzione di farmaci e antidepressivi, psicostimolanti, cocaina ed ecstasi, a disturbi psichiatrici (come depressione e sindromi ansiose), oppure, nei casi più gravi, a malattie come il morbo di Parkinson.

Il fenomeno, a torto ritenuto prevalentemente notturno, è in realtà molto frequente anche durante il giorno, strettamente correlato allo stile di vita (più si è stressati, più si è a rischio bruxismo). La fascia d’età più colpita è quella che coincide con il massimo impegno lavorativo, tra i 25 e 45 anni.

Il bruxismo diurno, oltre a usurare i denti e a provocare i dolori muscolari tipici del bruxismo in generale, pregiudica il livello di attenzione e causa stanchezza precoce nelle attività ad alta concentrazione (dalla guida al lavoro).

Il bruxismo diurno è molto frequente nello sport (80% degli atleti). Numerosi studi rilevano infatti che nell’attività sportiva, anche amatoriale, si registra un aumento del livello di stress dovuto alla concentrazione che l’attività richiede che causa un incremento della percentuale di fenomeni di bruxismo.

Nello sport, la postura scorretta che consegue al bruxismo causa contratture muscolari e fastidi cervicali. In particolare, in alcune attività come motociclismo, automobilismo, sci e bici, digrignare i denti mentre si subiscono le vibrazioni dell’impatto con il terreno provoca danni devastanti.
Inoltre, le tensioni muscolari che conseguono al serramento dei denti sono parafunzioni che sottraggono energia e resistenza all’attività principale.
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Cause sconosciute, conseguenze note

Il bruxismo è causato da una molteplicità di fattori, spesso difficili da identificare e trattare singolarmente, alcuni di natura odontoiatrica (per esempio malocclusione o posizioni mandibolari scorrette), altri dovuti all’assunzione di farmaci (in particolare antidepressivi).

Le cause più frequenti però riguardano la sfera emotiva (stress, ansia, frustrazione, tensione, competitività). Il bruxismo infatti aumenta di frequenza e intensità all’aumentare del livello di stress (il 70% dei pazienti riferisce di essere stressato).

Lo stile di vita è un altro fattore determinante, come dimostra il fatto che il disturbo colpisce prevalentemente i soggetti giovani, di più elevato livello socioculturale e chi fa uso di alcol e droghe. I fumatori hanno il 100% di probabilità in più di soffrirne rispetto ai non fumatori, registrando un numero di episodi a notte cinque volte superiore.

È stata osservata anche una stretta correlazione con i risvegli anomali durante il riposo notturno, con le apnee ostruttive o altre parasonnie (sonniloquio, paralisi e allucinazioni).

Un’altra interpretazione attribuisce il bruxismo al tentativo fisiologico di riportare, durante il sonno, la mandibola in asse quando questa, compiendo la deglutizione spontanea (che ha luogo in media ogni quattro minuti), non si trova nella posizione naturale rispetto all’arcata dentaria superiore.

Se non c’è concordanza sulle cause di questo problema, meglio conosciute sono, purtroppo, le sue conseguenze.
Basti pensare che questi movimenti ripetuti inconsapevolmente esercitano su denti, gengive e articolazione della mandibola sollecitazioni da due a dieci volte superiori a quelle che si misurano durante la masticazione. È come se una persona spaccasse delle noci con i denti, ogni giorno, decine e decine di volte.

Sottoporre la propria bocca a pressioni così forti provoca notevoli fastidi sul breve termine, che col passare del tempo si cronicizzano e si trasformano in veri e propri danni.
The Bruxism Association UK ha evidenziato che il bruxismo provoca inizialmente mal di testa, dolori ai muscoli del viso, mal d’orecchio, rigidità delle spalle e delle scapole, limitata possibilità di apertura della bocca, microinterruzioni del sonno (quindi scarso riposo), aumento della mobilità dei denti, infiammazioni gengivali.

Le conseguenze non sono da sottovalutare: usura dei denti, microfratture dello smalto, aumento della sensibilità dentale, sovraccarico delle protesi, dolore ai muscoli masticatori, disordini dell’articolazione temporomaldibolare (TMJD), mentre a livello generale si avvertono stanchezza, scarsa concentrazione, dolori cervicali, importanti scompensi posturali.
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Prevenzione – Bruxismo


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Prevenzione tempestiva soprattutto nei piccoli

Affaticamento muscolare al risveglio, difficoltà ad aprire completamente la bocca, maggiore sensibilità dei denti al caldo e al freddo. Oltre al rumore di sfregamento notturno delle due arcate dentali, possono essere questi alcuni dei sintomi del bruxismo (stridere o digrignare i denti in senso non funzionale), presente, secondo le statistiche cliniche, nel 15% dei bambini e degli adolescenti.

Questo disturbo se si prolunga nel tempo può dar luogo a usura delle superfici dei denti; se poi continua in età adulta può causare una malattia periodontale o un disturbo all’articolazione temporomandibolare, ma più frequentemente scompare spontaneamente con lo sviluppo delle arcate dentarie, intorno ai 13 anni.

«Di fronte al minimo dubbio specifico – sottolineano gli esperti dell’Unità Operativa di Odontostomatologia dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, impegnati ogni anno in oltre 35.000 prestazioni – è opportuno sottoporre il bambino o il ragazzo ad una visita odontoiatrica per una specifica valutazione di tale problema e per intervenire tempestivamente».
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Sintomi – Bruxismo


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Muscoli affaticati, denti consumati

Chi soffre di bruxismo ne è spesso inconsapevole, ma presenta segnali precisi che un esperto è in grado di valutare: ecco perché è importante sottoporsi a una visita dentistica mirata.

Il segnale principale è l’affaticamento muscolare al mattino (per i bruxatori notturni) o continuato (per i bruxatori notturni/diurni). Per la diagnosi è sufficiente verificare la presenza di segni di usura e/o consumo delle facce lavoranti delle parti masticanti dei denti posteriori, sia superiori che inferiori.

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Cura e Terapia – Bruxismo


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Procedure attive contro il bruxismo

In assenza di una causa ben identificata, è impossibile trovare una vera e propria cura per il bruxismo. Si può però mettere in atto alcune procedure attive per attenuare il problema.

Innanzitutto bisogna lavorare sulle cause del problema, soprattutto se di natura emotiva o psicologica (stress, ansia, ecc.). La terapia psicologica può essere un valido supporto, soprattutto il modello comportamentale basato su tecniche di autocontrollo per condizionamento (visivo, acustico ecc.).

Varie tecniche di rilassamento possono aiutare a contrastare le emozioni negative e prevenire l’insorgere di stati che possono portare ansia: biofeedback, training autogeno, yoga. Sono poi necessarie modificazioni dello stile di vita in senso salutistico e contrario a incrementare lo stato di ansia (aumento dell’attività fisica, controllo delle abitudini dietetiche e dell’abuso di alcol, tabacco e caffè).

È fondamentale cercare di ridurre coscientemente il bruxismo da svegli, evitando di stringere, serrare o digrignare i denti e mantenendo una posizione di riposo: labbra chiuse e denti separati.
I denti si devono sfiorare a riposo (con labbra chiuse) e contattare per circa 5.000 volte durante al giorno. Acquisire il controllo cosciente della postura mandibolare è possibile attraverso l’apprendimento di esercizi di training autogeno posturale.

Per conseguire e preservare il bilanciamento della mandibola rispetto alla testa e della testa rispetto alla postura di tutto il corpo, è importante rispettare il fisiologico meccanismo di deglutizione spontanea. La deglutizione spontanea è un atto riflesso, inconscio, incondizionato e presente alla nascita insieme alla respirazione e al riflesso per la protezione delle vie respiratorie. Comporta la necessità d’ingoiare involontariamente ogni tre-quattro minuti, nella veglia e durante il sonno.

Si tratta di un meccanismo fisiologico di autoarmonizzazione con il quale la componente neuromuscolare verifica e controlla che il rapporto intermascellare avvenga nella giusta posizione in armonia con tutte le altre componenti. Pertanto non va ostacolato.
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Procedure passive contro il bruxismo

Ci sono soluzioni di tipo passivo, che cioè non curano il disturbo ma aiutano a non peggiorare la situazione e a evitare i danni alla salute generale e a quella dei denti in particolare.

Per esempio si può ricorrere a paradenti o tutori detti bite a forma di morso, da indossare di notte e, se necessario, anche di giorno, che impediscono il contatto occlusale adattandosi tra i denti e prevengono i danni all’apparato dentale e a quello muscolo-scheletrico. Queste protezioni, sottolinea The Bruxism Association UK, sono efficaci nel prevenire lesioni, riducono l’attività dei muscoli occlusori (consentendo così un certo rilassamento delle fasce muscolari), salvaguardano il lavoro del dentista e non hanno effetti collaterali.
I bite vanno fatti fare su misura dal proprio dentista.

Per dare sollievo al dolore e ai muscoli indolenziti, si può applicare uno strofinaccio bagnato caldo o tiepido ai lati del viso. Ansiolitici leggeri, in particolare benzodiazepine, vengono a volte prescritti ma non devono essere utilizzati per lunghi periodi.

Infine, quando il bruxismo ha cause locali (interferenze nell’occlusione dentale possono scatenare questa attività come in un tentativo dell’organismo di eliminare queste interferenze consumandole digrignando i denti), il dentista può intervenire per eliminare queste interferenze con un trattamento ortodontico (utilizzo di apparecchiature fisse o mobili ortodontiche) o un molaggio selettivo (consumo programmato da parte del dentista delle superfici masticanti di alcuni denti).
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Altre cure – Bruxismo


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Curarsi con la mente

Usare la mente per controllare il corpo. Non è fantascienza, ma il principio su cui si fonda il biofeedback, un tipo di medicina complementare alternativa conosciuto anche come terapia mente-corpo.

Utilizzando le tecniche di biofeedback, è possibile imparare, con l’aiuto di uno specialista, a controllare alcune risposte involontarie del corpo, legate all’attività cerebrale, alla pressione sanguigna, alla tensione muscolare e al battito cardiaco.
In particolare, il biofeedback risulta utile come terapia coadiuvante di circa 150 patologie, tra cui: 
Asma
Sindrome di Raynaud
Sindrome da colon irritabile
Nausea e vomito in chemioterapia
Incontinenza
Emicrania
Aritmie cardiache
Ipertensione
Epilessia

Ma in cosa consiste esattamente una sessione di biofeedback? Una seduta media dura dai 30 ai 60 minuti, e viene effettuata in cliniche e centri specializzati.

Il terapista applica sensori elettrici a diverse parti del corpo, per monitorare la risposta fisiologica allo stress (per esempio, il grado di tensione muscolare durante un attacco di emicrania).
Questi impulsi, trasmessi tramite segnali sonori o luminosi, permettono al paziente di iniziare a riconoscere le proprie risposte corporee e ad associarle a determinati stati fisici.

Il passaggio successivo è quello di imparare a generare cambiamenti positivi, per esempio rilassando gradualmente i muscoli che risultano maggiormente coinvolti nella risposta allo stress.

Una volta appresa questa tecnica, è possibile riprodurla anche a casa, ogni volta che il dolore si ripresenta, migliorando significativamente la sensazione di benessere.

Gli strumenti e le tecniche utilizzati dal terapista per individuare le reazioni corporee agli stati fisici sono numerosi, e la scelta dipende dal tipo di disturbo e dagli obiettivi che si desidera raggiungere.
L’elettromiogramma (EMG), per esempio, è utilizzato per i disturbi legati alla testa, dall’emicrania al mal di denti al bruxismo, ma anche per problemi di stress, asma e ulcere.

Il biofeedback della temperatura, invece, può essere d’aiuto per I disturbi circolatori come la sindrome di Raynaud, mentre il Galvanic skin response training, che misura il grado di traspirazione della pelle, è utile in caso di disturbi emozionali quali ansia e fobie.
L’elettroencefalogrammma (EEG), infine, viene utilizzato per valutare l’attività cerebrale collegata a differenti stati mentali, quail calma, rilassamento, sonno leggero e sonno profondo.

Negli Stati Uniti, dove il biofeedback ha avuto origine intorno al 1960, questa tecnica è utilizzata correntemente a livello terapeutico, e la sua applicazione è regolamentata e certificata dal Biofeedback Certification Institute of America (BCIA).

Nel nostro Paese, invece, il biofeedback risulta ancora utilizzato prevalentemente nel campo della psicologia e della ricerca, ma in futuro potrebbe giocare un ruolo importante come terapia secondaria di patologie a diffusione sempre più rapida e massiccia, come l’asma e l’emicrania, e nei trattamenti oncologici.
 
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Glossario per Bruxismo – Enciclopedia medica Sanihelp.it


 – Bruxismo

 – Deglutizione

 – Contrattura

 – Apnea

 – Malocclusione

 – Mandibola

 – Parasonnie


Tag cloud – Riepilogo dei sintomi frequenti

difficoltà della deglutizione
male di denti
male di testa
insonnia
paralisi
contrazione muscolare involontaria e continuata
stanchezza

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